L’ateneo salentino spegne 60 candeline: “Rifondare il patto con il territorio”

L'accordo dal quale ha avuto origine l'Università del Salento al centro della conferenza che si è tenuta per celebrare la ricorrenza. Tanti ospiti eccellenti tra cui la figlia di Giuseppe Codacci Pisanelli e le testimonianze di ex allievi di successo

Sulla destra il rettore, Vincenzo Zara.

LECCE – L’università del Salento compie 60 anni. E per il suo compleanno, il nuovo rettore Vincenzo Zara ha scelto una cerimonia del tutto informale, quasi una “festa” come hanno voluto definirla i partecipanti  al dibattito della conferenza d’ateneo che si è tenuta questa mattina, presso il complesso Ecotekne sulla via per Monteroni.

Il tema cardine dei diversi discorsi è stato quello di  rifondare il patto università-territorio che è stato all’origine della fondazione dell’ateneo leccese: un assunto fondamentale per la costruzione del futuro di un’università che intende operare mediante il trasferimento di conoscenze da e verso il contesto sociale, giocando la sfida della competizione sui processi di innovazione. Numerosi sono stati gli ospiti che sono intervenuti secondo scaletta e con numerosi “fuori programma”: la conferenza si è articolata, infatti, in due sessioni.

La prima, intitolata “alle origini del patto: viaggio per voci e immagini” , ha visto la partecipazione di figure di spicco che hanno vissuto da vicino, direttamente o indirettamente, alcuni momenti storici e di transizione che hanno costellato questi 60 anni di lavoro e ricerca. Innanzitutto quello di Biancaneve Codacci Pisanelli,  figlia di Giuseppe, già rettore dell’università del Salento, politico, deputato e ministro dei governi Fanfani e Leone.

La figlia del noto magistrato, cui è intitolato un palazzo universitario nella città barocca, ha ricordato le tappe fondamentali della sua vita: una vita che, fin da adolescente, è stata intrisa  di dissertazioni politiche ed intellettuali. “L’università fu creata a Lecce mentre nel resto d’Italia si costruivano industrie su industrie – ha raccontato -: mio padre ne fu entusiasta perché  l’ ateneo avrebbe garantito l’accesso allo studio per tantissime donne costrette a spostarsi fino a Bari per frequentare la facoltà di magistero. E sappiamo come, negli anni della fondazione, ogni slancio verso l’indipendenza e l’autonomia femminile fosse frenato”.  

IMG_0720-2A proposito degli anni ’50, l’attuale rettore, Vincenzo Zara ha ricordato la malcelata diatriba tra la capitale del barocco ed il capoluogo di regione: “L’antipatia iniziale dei cugini baresi è storia nota – ha aggiunto – e molti degli strali lanciati contro l’università di Lecce hanno colto nel segno, al punto che l’ateneo salentino risultò monco di alcune facoltà”. I tempi sono decisamente cambiati, però, e 60 anni sono serviti a seppellire l’ascia di guerra: “La collaborazione tra le due università ora è ben avviata e da i suoi frutti”.

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Il dibattito è proceduto con gli interventi dell’archeologo Francesco D’Andria, della professoressa Bianca Rosa Gelli, dell’ex direttore amministrativo Stanislao Natali e  del professore Aldo Romano.  Nella seconda sessione, intitolata “andare lontano, storie di successi”, si è tenuto l’intervento di Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’istituto italiano di tecnologia, seguito dalle testimonianze di ex studenti che si sono affermati nei rispettivi campi di studio sia in ambito accademico che imprenditoriale: Francesco Campagnola, Paolo D’Ambrosio, Alessia Marra, Alessandro Quarta, Francesco Ria, Skerdilajda Zanaj.

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