Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Registrazioni “scomode” in ateneo. Due sindacalisti ora rischiano la sanzione

De Pascalis e Manfredi sono gli autori delle denunce su presunte pressioni subite dall'ex direttore Miccolis. Per il Cda l'azione sarebbe rilevante sotto il profilo "disciplinare". I due pronti a tutelarsi in sede legale

LECCE – E’ ancora bufera nell’ateneo salentino a causa delle registrazioni “clandestine” delle conversazioni tra l’ex direttore generale, Emilio Miccolis e due sindacalisti di Cgil e Uil: un episodio che l’amministrazione universitaria non intende ignorare. Al centro del mirino sono nuovamente finiti i due autori degli esposti consegnati nelle mani degli inquirenti: Manfredi De Pascalis ed il collega Tiziano Margiotta che potrebbero rischiare una sanzione disciplinare.

Le denunce depositate, pochi mesi addietro, presso la procura della Repubblica di Lecce vertevano sulle presunte pressioni e minacce “indebitamente” subite dai due sindacalisti da parte di Miccolis. L’ex direttore, invitato alle dimissioni e tornato alla carica con una richiesta di un risarcimento milionario, proprio a causa di quei colloqui incriminati in cui avrebbe cercato di blandire ed ammorbidire la posizione intransigente di Margiotta e De Pascalis ma privi, a suo dire, di “qualunque rilevanza penale”, si è giocato l’incarico con scadenza naturale nel 2016.

Sul caso, non si è tirato indietro neanche il Consiglio d’amministrazione dell’ateneo che, nel corso della seduta del 23 ottobre avrebbe valutato la condotta dei due sindacalisti  come “suscettibile di rilevanza sotto il profilo etico e disciplinare”, deliberando quanto segue: “Invitiamo la direzione generale, per le ragioni indicate in premessa, a valutare l'opportunità di avviare eventuali provvedimenti disciplinari nei confronti del De Pascalis e Margiotta, per i fatti di cui alla presente delibera”.

La notizia è stata divulgata proprio dai due referenti Cgil e Uil i quali, pur avendo letto e riletto l’estratto della deliberazione, sostengono di non aver trovato traccia delle “ragioni indicate in premessa,  né del corpo del dibattito svoltosi in Consiglio di amministrazione. Armati di carta e penna, i due hanno scritto una missiva al direttore reggente, l’avvocato Claudia De Giorgi,  chiedendo il rilascio di una copia del verbale, nonché della registrazione della seduta del Cda del 23 ottobre,  al fine di potersi tutelare nelle sedi giudiziarie idonee.

I sindacalisti chiedono si sapere “come sia stato possibile che il Cda assumesse una simile deliberazione, nonostante la presenza, in quella sede, della dottoressa De Giorgi nella veste di direttore generale reggente”.

E questo perché, come ricordano nella missiva, ai sensi dello Statuto di ateneo il direttore generale è responsabile dell'imparzialità e del buon andamento dell'azione amministrativa e, quindi, “in qualità di contestuale responsabile dell'avvocatura interna, il reggente avrebbe potuto richiamare all'attenzione del Cda il consolidato indirizzo giurisprudenziale in materia, più volte ribadito anche dalla Cassazione penale”.

A questo proposito Margiotta e De Pascalis citano ed allegano la sentenza del Consiglio di Stato – Sezione VI, numero 3796 del 27 aprile 2007 in cui, confermando l'analoga posizione del Tar Lazio – Sezione III, numero 3754/2006, si legge che “la registrazione fonografica di un colloquio svoltosi tra presenti, ad opera di un soggetto che ne sia partecipe, quantunque eseguita clandestinamente, costituisce una forma di memorizzazione di un fatto storico del quale l’autore può disporre legittimamente, anche ai fini di prova nel processo ai sensi dell’articolo 234 codice penale".

Secondo il parere del Consiglio di Stato, quindi, “un comportamento diretto ad ottenere una prova documentale legittimamente utilizzabile in sede processuale, non può comportare l’applicazione di una sanzione disciplinare, in quanto, altrimenti, si arriverebbe all’assurdo risultato di sanzionare un atto che costituisce legittimo esercizio del diritto di azione e di difesa in giudizio”.

I due sindacalisti, forti della sentenza e sicuri della legittimità della propria azione, chiedono al direttore reggente in che modo intenda intervenire “per rimediare all'evidente erroneità e censurabilità della citata deliberazione del Cda”. Delibera che risulterebbe “lesiva” della loro onorabilità e reputazione.

I referenti Cgil e Uil segnalano, infine, l'urgenza per ciò che attiene la richiesta di accesso agli atti, vista l’imminente scadenza dei termini per le eventuali azioni legali.

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