Cronaca

Attentati a Porto Cesareo, la parte offesa si oppone all'archiviazione

Sarà il gip a scrivere la parola fine o a disporre eventualmente nuovi accertamenti nella complessa e delicata vicenda relativa ai tre attentati dinamitardi messi a segno a Porto Cesareo nel 2012, che hanno riguardato anche alcuni esponenti politici, fra cui l'ex sindaco

Lo studio di Basile dopo l'attentato.

LECCE – Sarà il gip a scrivere la parola fine o a disporre eventualmente nuovi accertamenti nella complessa e delicata vicenda relativa ai tre attentati dinamitardi messi a segno a Porto Cesareo nel 2012: uno ai danni dell'ingegnere Dino Basile e due ai danni dell’ex sindaco, Salvatore Albano. Il giudice, infatti, dovrà decidere se archiviare il procedimento a carico dell’ex sindaco di Porto Cesareo, Vito Foscarini, e dell’imprenditore Oronzo Paladini, assistiti dagli avvocati Giuseppe e Michele Bonsegna.

Nei mesi scorsi il pubblico ministero Carmen Ruggiero ha formulato la richiesta dell’archiviazione al termine di lunghe e capillari indagini svolte dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina, guidata dal maggiore Nicola Fasciano e dal tenente Giovanni Porta. Una richiesta che ha trovato, però, l’opposizione del legale di una delle parti offese, l’avvocato Giuseppe Romano.

Il gip Giovanni Gallo, dopo aver letto le carte del fascicolo e l’opposizione all’archiviazione, si è riservato sulla decisione da adottare, che sarà depositata nei prossimi giorni. Il primo attentato fu compiuto, la notte tra il 16 e il 17 maggio 2012, ai danni dello studio professionale dell'ingegnere Cataldo Basile, esponente del direttivo provinciale del Pdl. Un ordigno contenente circa 800 grammi di polvere da sparo fu fatto esplodere provocando danni alla struttura.

Altri due ordigni artigianali furono invece piazzati nei pressi del cancello di casa e dell’autovettura della moglie del sindaco Albano, nella notte tra il 10 e l'11 giugno e poco dopo la mezzanotte del 15 novembre 2012. L’iscrizione nel registro degli indagati era avvenuta anche e soprattutto sulla scorta di alcune intercettazioni telefoniche, legate a un’altra inchiesta, che non hanno poi avuto riscontro.

Dopo la richiesta di archiviazione le indagini degli inquirenti sono comunque proseguite a ritmo serrato, coinvolgendo anche altre persone. Numerosi gli ascolti eseguiti dagli investigatori negli ultimi mesi, in una vicenda che si interseca, inevitabilmente, con le atre inchieste giudiziarie che hanno contraddistinto la storia recente di Porto Cesareo. 

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