Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Via Matteo Renato Imbriani

Attentato di via Imbriani, svolta nelle indagini: tre in arresto

Le ordinanze di custodia cautelare a carico di Giampiero Schipa, già proprietario di "Sogni", della moglie, Maria Speranza Bianco, e di Gerardo De Angelis. Avrebbero agito per riscuotere l'assicurazione. Ma l'attentatore morì

 

LECCE – Un debito da saldare, l’idea diabolica di far divampare un incendio e distruggere il locale commerciale, una corposa polizza da intascare. Sono i tre ingredienti principali del giallo che ha tenuto con il fiato sospeso un’intera città, rimasta sfregiata a lungo, dopo quella notte d’inizio agosto in cui un angolo a pochi metri da piazza Mazzini, sembrò essere finito al centro di una battaglia campale: un palazzo sventrato, come colpito da un mortaio. Scene assimilate da conflitti in terre lontane.

Tutto pianificato ad arte, e un espediente che forse avrebbe davvero portato i suoi frutti, se non ci fosse stato quel tragico fuoriprogramma, che ha spezzato la vita di Michele De Matteis, 32enne, leccese. L’autore materiale dell’attentato, secondo gli investigatori della squadra mobile. L’ideazione, attribuita a titolari vecchi e nuovi del negozio “Sogni” di via Imbriani, nel pieno centro di Lecce: i coniugi (separati) Gianpiero Schipa, 46enne di Lecce e Maria Speranza Bianco, 37enne di Surbo, ed il tarantino Gennaro De Angelis, 60enne.

Immagine-172-24In realtà, secondo la polizia – le indagini sono state svolte sotto la direzione dei vicequestori aggiunti Michele Abenante e Rocco Carrozzo, con il coordinamento del sostituto procuratore Guglielmo Cataldi -, De Angelis, sarebbe solo un prestanome e la gestione reale delle attività sarebbe rimasta sempre e comunque in mano ai coniugi. Lo stesso De Angelis sarebbe anche debitore di una grossa somma di denaro, nei confronti della coppia, ed è forse per questo motivo che s’è deciso di mettere in atto il tremendo piano. Il denaro intascato per l’incendio, non meno di 200mila euro, sarebbe probabilmente finito nelle loro tasche, dopo essere passato dal conto bancario del tarantino. Un’indicazione, questa, emersa nel corso di una conferenza stampa che s’è svolta nella mattinata presso la Procura di Lecce, alla presenza del procuratore Cataldo Motta.    

E’ stata l’agghiacciante morte di De Matteis ad innescare un’indagine complessa, perché intessuta sulla ricostruzione minuziosa di movimenti bancari e dati raccolti dalla polizia scientifica, elementi da raffrontare e incastonare, come tessere in un grande mosaico. Il tentativo di frode alla compagnia assicurativa (l’Allianz, nello specifico), come movente dell’incendio, fu un’ipotesi emersa fin dalle prime battute. E tuttavia, andava suffragata da indizi concreti, ed è per questo che l’indagine è durata sette, lunghi mesi. L’ordinanza è stata firmata dal gip Nicola Lariccia a fine febbraio ed eseguita nella notte appena trascorsa. Schipa, sfuggito ieri mattina all'arresto, dopo le pressanti ricerche effettuate dalla polizia di stato per assicurarlo alla giustizia, si è consegnato in questura agli agenti della squadra mobile poco prima delle 22. Il 46enne è stato trasferito nel carcere di Borgo San Nicola. Ai domiciliari sono invece finiti la 29enne di Surbo ed il 60enne tarantino.

“Dreams”, è stata ribattezzata l’inchiesta, in ossequio al nome del locale commerciale specializzato nella vendita di complementi d’arredo. Le fiamme furono appiccate nella notte fra il 1° e il 2 agosto, ed ebbero un effetto devastante. La situazione sfuggì letteralmente di mano a De Matteis, infilatosi in un’intercapedine, nello scantinato sottostante al locale. Tanto da rimanere vittima della sua stessa azione. E’ probabile che abbia fatto trascorre un eccessivo lasso di tempo, tra il versamento della benzina e l’accensione. Il liquido infiammabile evaporò e si generò una sorta di miscela esplosiva e letale. Lui morì carbonizzato, e la deflagrazione fu tale che crollarono muri di separazione di diversi immobili nel condominio vicino, rimasero danneggiati due esercizi commerciali attigui e subirono conseguenze anche alcune auto posteggiate nei pressi del negozio. Un vero inferno.

I vigili del fuoco di Lecce (che hanno avuto un ruolo importante, nell’indagine) lavorarono diverse ore per domare il rogo. Ma solo al mattino, con l’intervento di Tommy, il cane in forza al nucleo cinofili, avvenne la macabra scoperta. Il cadavere fu estratto intorno alle 10 del mattino. In una mano stringeva ancora l’accendino. Cosa più importante, addosso furono trovati due mazzi di chiavi per accedere al negozio e al deposito dove erano state appiccate le fiamme. Apparve subito evidente il possibile coinvolgimento dei proprietari.

Bianco-3-3La squadra mobile ha così posto la lente d’ingrandimento sulla società che gestiva il negozio. Costituita nel 2008 dai coniugi Maria Speranza Bianco e Gianpiero Schipa, con un capitale sociale di 10mila euro, partì le sue attività acquisendo “Sogni”. Nel 2009, Schipa, socio di minoranza, cedette poi la quota del 10 per cento alla consorte, divenuta a quel punto unica proprietaria. Un passaggio propedeutico a quello successivo, datato 2011, quando avvenne la cessione del capitale sociale a Gennaro De Angelis, dietro un corrispettivo di 10mila euro. A quel punto, divenne lui l’amministratore.

La polizia ha così scoperto che a quel periodo risale la stipula della polizza assicurativa, di durata annuale rinnovabile, con premio semestrale di 504 euro e massimale di 200mila euro per eventuale incendio dei locali, 250mila euro per il rogo del contenuto, 2mila e 500 euro per eventi accidentali all’impianto elettrico, 5mila euro per rottura vetri e cristalli e, ancora, mille e 500 euro per spese di ricerca e riparazione guasto di fuoriuscita liquidi e 500 euro per responsabilità civile verso terzi. De Angelis, amministratore di Sogni Srl, all’inizio di giugno, con qualche giorno di ritardo, versò all’Allianz un assegno di 504 euro. E, sempre in quel periodo, nonostante avesse ormai ceduto l’attività, Maria Speranza Bianco eseguì anomali prelievi e versamenti di denaro contante dal conto corrente bancario intestato a “Sogni”. A dimostrazione del fatto, secondo gli investigatori, che continuasse in qualche modo ad essere lei ad amministrare la società.

Ma c’è di più. La squadra mobile ha appurato che la donna era stata in passato anche amministratore unico della “Miro”, ceduta nel 2010 interamente a Manuela De Angelis, figlia di Gennaro. La quale avrebbe versato solo parte dei soldi, senza che per questo Maria Speranza Bianco agisse in via giudiziaria per l’insolvenza. Anzi, fatto a dir poco singolare, la donna ha poi ceduto anche “Sogni” per un prezzo a dir poco antieconomico, 10mila euro, che, guarda caso, sono pari al valore del capitale versato dai soci nel momento dell’istituzione della società. Per gli investigatori, è apparso ragionevole ritenere che la cessione a De Angelis delle due società fossero operazioni di facciata.  Ecco che emerge quindi il ruolo di De Angelis come “testa di legno”.

De Angelis-3Le indagini si sono poi soffermate sui rapporti interpersonali fra le varie persone in causa. Scoprendo, grazie anche a vari testimoni, l’esistenza di un rapporto di lavoro che sconfinava nell’amicizia fra De Matteis e i coniugi Schipa. Aspetto ovviamente significativo, perché, a quel punto, convincere il giovane a calarsi nello scantinato per mettere fuoco ai locali, non deve essere stato difficile. E che l’azione fosse studiata, lo dimostrerebbero altri fatti: il locale era stato svuotato poco tempo prima degli oggetti di maggior valore e nel frattempo era stato stilato un inventario prima di una lunga chiusura estiva, stabilita a partire dal 20 luglio. A questo punto, il quadro è apparso completo e sono state formulate le imputazioni, che non riguardano solo l’incendio dell’edifico e i danni collaterali provocati, in concorso, ma anche la “morte come conseguenza di altro reato” di De Matteis.

Ma il lavoro d’indagine non si ferma qui. Gli investigatori, al momento, non hanno prove concrete, ma stanno comunque vagliando anche un precedente episodio, un attentato avvenuto nella notte fra il 6 e il 7 gennaio 2010, sempre a “Sogni”. Nell’occasione, una bomba carta provocò importanti lesioni all’esterno del locale. L’assicurazione versò 16mila euro. Per cercare di scoprire se anche in quel caso si fosse trattato di una frode, furono anche svolte intercettazioni telefoniche. Ma non emersero dettagli incriminanti. 

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Attentato di via Imbriani, svolta nelle indagini: tre in arresto

LeccePrima è in caricamento