Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Attentato in piazza Ariosto, torna l'incubo delle bombe

L'ordigno piazzato accanto ad una delle saracinesche del "FruttAngolo". L'intero palazzo ha tremato. Un pezzo di parete devastato, vetri infranti. Sul posto polizia, carabinieri e vigili del fuoco

Rilievi della polizia sulla porzione di muro interessata dall'esplosione.

LECCE - Il fragore è stato talmente violento da essere avvertito, in modo nitido, persino da alcuni residenti del rione San Guido. In tanti hanno mollato di punto in bianco quello che stavano facendo e si sono riversati in strada, dagli appartamenti, dai locali. Più di qualcuno è stato svegliato di soprassalto. Un intero palazzo s'è svuotato. "Ha tremato, giuro che ha tremato", dice una donna, con gli occhi sbarrati dalla paura.

Sul marciapiede, i vetri esplosi da una finestra che si affaccia in strada dal primo piano. E' quella del pianerottolo del civico 5 di piazza Ariosto, angolo via D'Annunzio. Ore 23,30 circa, qualcuno ha appena piazzato una bomba all'altezza dello spigolo basso di un muro, a ridosso di una delle due saracinesche che si affacciano sulla piazza del "FruttAngolo". Un fruttivendolo noto, in zona. "Grandi lavoratori", dicono alcuni residenti. "Brava gente". Il riferimento è ai fratelli che lo gestiscono. L'attività è intestata ad uno dei due, Pierpaolo Calò. Scosso, di fronte alle domande incalzanti degli investigatori.

Ancora non è semplice stabilire l'entità dell'ordigno esplosivo. Di media potenza, si può azzardare. Un spicchio di muro è saltato in aria, qualche auto parcheggiata dovrà passare dalla carrozzeria. Ma, dentro, i danni sono ridotti al minimo. Dietro alla saracinesca, altri vetri infranti, e quando polizia, carabinieri e vigili del fuoco la sollevano, dal locale esce una nuvola di fumo grigio che si disperde in volute, sinistramente illuminate da fiochi lampioni.

Ipotesi? Tante e nessuna. Viene sempre da pensare al racket, in questi casi, anche se non sempre è la pista giusta, e saranno comunque le indagini della squadra mobile a chiarire, eventualmente, tutta la faccenda. Scientifica ed artificieri sono già al lavoro, così come chi deve cercare di riordinare ogni tassello del mosaico al posto giusto. Il locale è dotato di telecamere a circuito chiuso, puntate verso l'esterno, con l'obiettivo verso il basso. Ora sono al vaglio degli investigatori, per cercare di capire se abbiano immortalato qualcuno, qualcosa. Come potrebbero dire o non dire qualcosa anche le altre videocamere, quelle di negozi vicini.

E intanto, in molti si soffermano sul dettaglio dell'orario, piuttosto insolito. Molta gente era ancora in giro. La zona è centrale, in pratica a poche centinaia di metri dalla villa comunale. "Il tempo di passare con l'auto, fare il giro della piazza per accompagnare la mia compagna, ed ho sentito il boato", racconta un uomo. Hanno rischiato di farsi vedere da qualcuno, i malviventi. Peggio, di ferire qualcuno, fra vetri in libera uscita nella notte e schegge di pietra impazzite.

Ma ai gesti apparentemente insoliti e clamorosi, quasi non ci si fa più caso, visto il recente attentato a Scommettendo.it. In via Oberdan. Zona ancora più centrale. Una vicenda strana, iniziata come una rapina, terminata con la devastazione del locale (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27271). Era il 28 aprile scorso. Cercare un filo logico, un collegamento, è, al momento, forse un azzardo. Resta un fatto. Questi due episodi sono avvenuti in un lasso di tempo ravvicinato, dopo un periodo di relativa calma, in cui taniche di benzina e bombe parevano essere state riposte in cantina.


E intanto, a tarda ora, mentre da un altro punto della città, piazzale Genova, giunge l'eco di un'altra notizia, e cioè che un'auto è andata a fuoco (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27788), fra i tanti che ancora arrivano sul posto, anche il sindaco Paolo Perrone. Ed è bene che le istituzioni cittadine si interroghino, e molto, su quest'escalation di violenza, e spingano a loro volta in modo deciso per fare chiarezza. Lecce, non merita questo.

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