Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Attentato, nessuna perizia psichiatrica: per la Corte Vantaggiato era lucido

Rigettata l'istanza presentata dal legale che difende l'imprenditore copertinese, autore per sua stessa ammissione della terrificante strage davanti alla "Morvillo Falcone" di Brindisi. Il 69enne accusato di aver "progettato una strategia per far apparire instabili le sue condizioni"

BRINDISI – Giovanni Vantaggiato “era lucido e cosciente”. L’attentato di Brindisi sarebbe quindi stato pianificato con piena consapevolezza delle possibili conseguenze. Nessuna perizia psichiatrica, dunque, per il 69enne di Copertino, imprenditore del ramo carburanti, l’uomo che ha ammesso di essere l’autore della terrificante esplosione che il 19 maggio del 2012 provocò morte e distruzione.

La notte precedente Vantaggiato collocò davanti all’istituto professionale “Morvillo Falcone”, in un bidone dell’immondizia sottratto nella zona di Porto Cesareo, tre bombole di gas collegate fra loro e azionò l’ordigno, particolarmente potente, per quanto artigianale, la mattina successiva, usando un telecomando. Per poi ritornare alle incombenze quotidiane, come se nulla fosse accaduto, come se dietro di sé non avesse lasciato una scia di sangue e orrore, immagini scolpite nella memoria collettiva, ormai indelebili.

Le conseguenze furono devastanti. Morì una studentessa di 16 anni, Melissa Bassi, di Mesagne, e altre ragazze rimasero ferite, anche in modo grave, e traumatizzate per sempre. Un attentato preceduto, nel febbraio del 2008, da un tentativo di omicidio, sempre con esplosivi, ai danni di Cosimo Parato, imprenditore agricolo di Torre Santa Susanna, reo, secondo il copertinese, di averlo truffato di 330mila euro per una fornitura. Fatto per il quale Parato è stato anche condannato, sebbene ancora solo in primo grado.  

Era stato l’avvocato difensore di Vantaggiato, Franco Orlando, a richiedere, già nelle fasi iniziali del processo, a gennaio, la possibilità di sottoporre il suo assistito a una perizia per stabilire se fosse in grado di intendere e volere. Istanza rigettata questa mattina dalla Corte d'assise, dopo una riunione in camera di consiglio, all’apertura della nuova udienza. 

“Non vi sono elementi idonei a far ritenere l'esistenza di un’infermità con risvolti patologici”, ha argomentato la Corte, come riporta una nota dell’Ansa. “L'imputato aveva strumentalmente e lucidamente progettato una strategia difensiva", per far apparire instabili le sue condizioni mentali, ha aggiunto, sostenendo quindi le tesi già avanzate dall’accusa. “Nel corso dell'esame ha ricostruito il contesto, le dinamiche e le azioni che non ha negato di aver posto in essere, dando piena contezza che il suo stato fosse perfettamente lucido e cosciente. Ha condotto poi una normale vita sociale, svolgendo la propria attività lavorativa”.

Si tratta di aspetti emersi nel corso dell’ultima udienza, quella durante la quale Vantaggiato ha descritto, con minuzia di particolari, come abbia imparato a fabbricare ordigni esplosivi (grazie all’enciclopedia, alla voce “nitrati”), in quale modo abbia agito (“sempre da solo”, ha sottolineato, non coinvolgendo quindi eventuali complici, di cui si è sempre sospetta invece l’esistenza), e perché abbia agito (un atto dimostrativo, dato che sarebbe stato vessato da truffe e pieno di debiti). 

Una ricostruzione, di certo, chiara e realistica anche di come abbia condotto l’esistenza dopo quei fatti, che per la Corte deve essere apparsa anche un’innegabile dichiarazione di autoconsapevolezza. Per la difesa, di certo, un duro colpo, nel tentativo di cercare attenuanti a quella che sembra prospettarsi sempre più come una condanna molto dura. E questo, sebbene nella scorsa udienza Vantaggiato avesse anche più volte sostenuto di non voler uccidere nessuno, ma “solo” di effettuare un atto dimostrativo, rivolto al tribunale, edificio però inattaccabile, per via della ferrea sorveglianza con uomini e videocamere. Sempre incalzato dall’accusa, sostenuta dal procuratore della Dda di Lecce Cataldo Motta e dal pubblico ministero Guglielmo Cataldi, che invece avevano rilevato come un reale atto dimostrativo, in grado di non provocare vittime, si sarebbe potuto mettere in atto nelle ore notturne o, comunque, senza usare tre bombole, ma solo una.       

vantaggiato-2-16-3-2Sempre nella mattinata, la Corte ha anche rigettato le richieste dell'avvocato difensore di Parato, Raffaele Missere, riguardante una perizia medico legale e la possibilità di riammissione come teste. Come noto, Parato è stato più volte assente per motivi di salute. Accolta invece la richiesta del pm Cataldi relativa all'acquisizione degli atti del processo correlato che vede imputato proprio Parato (come già detto, condannato per truffa), ma anche delle copie delle testate giornalistiche nazionali uscite in edicola nei giorni che seguirono l’attentato di Brindisi, per supportare una delle tesi principali, quella di aggravante terroristica. 

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