Attilio Monosi incassa un altro "no". E per ora deve rimanere ai domiciliari

Rigettata l'istanza al gup D'Ambrosio dei legali dell'ex assessore comunale. Non resta che rivolgersi al Tribunale del riesame

LECCE – Il gup Edoardo D’Ambrosio ha rigettato l’istanza per la revoca della misura cautelare che pende su Attilio Monosi. Per ora, dunque, l’ex assessore comunale leccese, resta ai domiciliari. Non rimane che il ricorso al Riesame, per gli avvocati Riccardo Giannuzzi e Luigi Covella, che nel frattempo si stanno preparando anche e soprattutto al processo nel quale Monosi rappresenta, giocoforza, uno degli imputati su cui maggiormente saranno accesi i riflettori.

Quella che si aprirà l’8 aprile (trentatré gli imputati con rito ordinario) sarà, infatti, una delle vicende giudiziarie il cui esito è più atteso e avvertito in città, per via dello scottante tema. Tutto verte, infatti, sul presunto giro di assegnazioni di case popolari in cambio di voti, di cui in città si sussurrava da anni e sul quale nel frattempo si era aperta un’indagine, che si è tramutata in un vero terremoto il 7 settembre scorso, quando la guardia di finanza ha fatto scattare le manette nei confronti di sette fra politici e funzionari di Palazzo Carafa.

Secondo le accuse, le condotte illecite dei principali coinvolti sarebbero state finalizzate all'indebita assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica a favore di persone che, sulla scorta della graduatoria, non ne avrebbero avuto diritto, nonché all’occupazione abusiva e all'illegittimo accesso a forme di sanatoria previste dalla legge regionale 10 del 2014, che sarebbero state concesse in assenza dei requisiti. Il tutto, per acquisire il consenso elettorale dei potenziali beneficiari.

Nel caso di Monosi, che all’epoca dei fatti contestati era assessore nella Giunta di centrodestra dell'ex sindaco Paolo Perrone, con deleghe a Bilancio, Programmazione economica, Tributi, Patrimonio, Politiche energetiche, Rapporti con le società partecipate e personale, Edilizia residenziale pubblica e Politiche abitative, gli avvocati, nella richiesta di revoca degli arresti domiciliari, hanno continuato a puntare su aspetti come il lungo lasso di tempo ormai intercorso, il fatto che non rivesta più cariche politiche, che nel frattempo tutto il personale che componeva l’Ufficio casa nei giorni dell’inchiesta sia ormai cambiato.

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Non vi sarebbero, a loro avviso, motivi per continuare a tenere in vita un’ordinanza di custodia cautelare e, d'altro canto, l'ex assessore ha intenzione e necessità di riprendere in mano la professione di commercialista. Ma Monosi ha incassato ancora un “no”, a differenza dell'ex consigliere comunale del Pd, Antonio Torricelli, che – difeso anch’egli da Luigi Covella - il 2 marzo scoro ha ottenuto la libertà dopo sei mesi ai domiciliari .  
 

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