Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca Centro / Viale de Pietro Michele

Attività del Tribunale a rischio paralisi se non saranno riparati gli ascensori

Il presidente del Tribunale, Francesco Giardino, è adirato dopo l'incidente avvenuto ieri, in cui due donne sono rimaste rinchiuse. Tutti gli elevatori si stanno rompendo e il rischio è sempre più alto. La Confsal-Unsa solidale e ricorda tutti gli altri problemi dell'edificio

LECCE – L’ascensore si blocca? Se smetterà di funzionare del tutto, il che è molto probabile, il rischio sarebbe ben altro, e cioè che si venga a bloccare l’intera attività giudiziaria.

Il presidente del Tribunale, Francesco Giardino, non ci sta a vedersi eventualmente ricadere addosso il peso di una grossa responsabilità. Specie, si può evincere fra le righe, se dovesse accadere qualcosa di più spiacevole di una mezzora trascorsa al chiuso, dietro gli sportelli serrati. Il che già è una disavventura da non augurare a nessuno e che, loro malgrado, hanno comunque vissuto ieri sulla propria pelle una cancelliera e un’uditrice di viale De Pietro.

L’ha scritto chiaramente, oggi, Giardino, in una missiva inviata al procuratore, al presidente della Corte d’appello, ma anche alle rappresentanze sindacali e all’Ordine degli avvocati. “Se, come facilmente prevedibile, dovesse cessare di funzionare anche quest’ultimo ascensore (gli altri sono ko, anche da diverso tempo, Ndr), per evitare qualunque mia responsabilità, ritengo inevitabile dover disporre la sospensione dell’attività e dei servizi del Tribunale penale”.

Conciso ed esaustivo nello stesso tempo, Giardino ha ripercorso i problemi del palazzo di giustizia. Nell’ala “incriminata” vi sono quattro elevatori, due diventati oggetto di modernariato, giacché “fermi da oltre quindici anni”. Di quelli sopravvissuti, uno è andato avanti finché ha potuto, ma è stato sottoposto a manutenzione continua, perché fino a poco tempo addietro si bloccava di continuo e a quanto pare ormai c’è ben poco da fare. Il motore potrebbe essersi bruciato. L’altro, ha iniziato probabilmente a seguirlo nella stessa sorte ed ha mostrato le avvisaglie.

“Accanto ai disagi fisici – ricorda il presidente – ci sono anche quelli psicologici, vale a dire che molte persone, consapevoli del rischio altissimo di malfunzionamento, preferiscono salire e scendere a piedi”. “Ma questo non è possibile per le persone disabili, né può essere esigibile dalle altre, soprattutto quando devono movimentare fascicoli, trasportare materiali e altro”. E il problema non si risolve anche perché, ogni tentativo, “si infrange contro il muro insuperabile delle competenze, della mancanza di fondi e di altri ostacoli”.     

Per il segretario regionale del sindacato Confsal-Unsa, Giovanni Rizzo, la vicenda appare come “la dimostrazione di una crisi ormai incancrenita del sistema della funzionalità, della prevenzione e della sicurezza”. La sigla sindacale si schiera accanto all’iniziativa del presidente Giardino e menziona tutta una serie di altre disfunzioni che nel tempo hanno reso questo luogo in cui si esercita la giustizia il regno dell’insicurezza. Bizzarro paradosso, ma tant’è: “Invasioni ricorrenti di ogni genere di parassiti negli archivi e negli stessi uffici aperti al pubblico, nonché le infestazioni di piccioni e di ratti finanche tra i fascicolo e tra i mobili degli uffici” sono solo alcune delle problematiche quasi quotidiane.

“Dopo il Tribunale per minorenni – prosegue -, si apprende che nei locali del casellario giudiziario, dove si svolge attività di fotocopiatura e di consultazione di registri, sono abitualmente presenti escrementi di ratto in piena evidenza, tra montagne di carte e scatole in precaria sistemazione”.

In linea generale, è proprio l’edificio che non va. “Il dissesto statico del palazzo di viale De Pietro è ormai conclamato e forse sottovalutato se non appannato dalla carenza di notizie ufficiali”, aggiunge il segretario. “La logistica è pessima sin dalla progettazione, poiché le tre ali degli uffici sono collegate tra loro solo fino al secondo dei sei piani e costringono all'uso continuo dell'ascensore”.

E qui casca l’asino e, si spera, mai anche qualche malcapitato. “Il blocco alternato dei due ascensori superstiti – conclude Rizzo - è diventato negli ultimi mesi uno scandalo al quale sembrava essersi persino abituati, vista la sostanziale inerzia nel risolvere definitivamente il problema. Non occorreva essere esperti tecnici per capire che un blocco totale, con coinvolgimento di persone rimaste rinchiuse, sarebbe stata questione di ore”.

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