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Giovedì, 30 Giugno 2022
Cronaca Poggiardo

Attività finanziaria abusiva e ricettazione, chiusa l’inchiesta: due indagati

Tornano sotto la lente della Procura Luigi Minghetti, 63 anni, di Presicce-Acquarica del Capo, e Domenico Cezza, 53, di Poggiardo, già coinvolti nell’operazione “Camaleonte” su un giro di truffe a banche e assicurazioni

POGGIARDO - Sono state chiuse le indagini preliminari nei riguardi di Luigi Minghetti, 63 anni, di Presicce-Acquarica del Capo e di Domenico Cezza, 53, di Poggiardo.

Dopo le recenti condanne rimediate un anno fa, in primo grado, in quest’ultimo fascicolo rispondono il primo di attività finanziaria abusiva, il secondo di ricettazione.

In particolare, stando alle carte dell’inchiesta, Minghetti, dal 2017 al 2020, avrebbe concesso finanziamenti (senza alcuna autorizzazione) pretendendo in cambio il pagamento di interessi e in garanzia cambiali o assegni. Sono quattro le persone ritenute sue vittime e tra queste c’è lo stesso Cezza, che tuttavia risulta anche come indagato, poiché avrebbe ricevuto sul conto intestato ad un altro individuo sette assegni dal valore complessivo di 14mila e 700 euro, pur consapevole della loro provenienza illecita.

Come anticipato, i loro volti non sono nuovi alle aule di giustizia. Nel febbraio del 2021, entrambi finirono al banco degli imputati nel processo abbreviato nato dall’operazione “Camaleonte” su un giro di truffe a banche e assicurazioni: Cezza, ritenuto il regista dei raggiri, fu condannato a sei anni di reclusione; Minghetti a tre anni, dieci mesi e venti giorni. Ma non finisce qui. Due mesi dopo, quest’ultimo rimediò una nuova condanna (sempre in abbreviato) a quattro anni e quattro mesi di reclusione, più 8mila euro di multa, perché, secondo l’accusa, avrebbe concesso un prestito di 3mila euro a tassi usurai del 190,3 percento a un commerciante, al quale avrebbe incendiato e poi danneggiato l'abitazione proprio a causa della mancata restituzione della somma.

Ora che le indagini sono chiuse, gli indagati avranno venti giorni di tempo per chiedere alla pubblico ministero Simona Rizzo di essere interrogati o produrre memorie difensive, attraverso gli avvocati difensori Umberto Leo, Massimo Bellini e David Alemanno.

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