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Audizione a Roma

L’etica pubblica verso il tramonto: l’amaro allarme del procuratore della Repubblica

Davanti ai componenti della Commissione parlamentare sulle mafie, Leonardo Leone De Castris ha ricostruito le dinamiche del contesto criminale salentino, sottolineando la continua interferenza con i periodi elettorali e la permeabilità della pubblica amministrazione in genere

LECCE – Come sintesi è certamente efficace. Se si considera, poi, che viene dalla figura che meglio di tutte le altre ha contezza, dal punto di vista investigativo e giudiziario, del panorama della provincia di Lecce (e di tutto il distretto che comprende anche il Tarantino e il Brindisino), allora c’è da prenderla molto sul serio: “Non c’è più una stella polare che indichi la via dell’etica, questo poi si ripercuote nei comportamenti e anche nei provvedimenti amministrativi”.

Sono le parole conclusive di uno dei principali passaggi del procuratore della Repubblica di Lecce, Leonardo Leone De Castris, pronunciate nell’audizione odierna presso la “Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere”.

Il procuratore aveva appena spiegato, anche con un certo sconforto, che il problema della corruzione va oltre la dimensione della politica, riguarda la pubblica amministrazione in generale e in un certo senso è endemico nel nostro Paese: “Noi veniamo a Lecce da un’esperienza dolorosissima di indagini nei confronti di magistrati del distretto di Bari. È stato disvelato che sentenze venivano vendute in cambio di contanti, nemmeno di favori. Nella visione più pessimistica che avevo di questo lavoro non potevo immaginare una cosa del genere. Uno aveva collezionato mille e 400 armi clandestine. Forse è un qualcosa che riguarda la cultura del nostro Paese, immagino che all’estero non sia così o che non ci si arrivi con le indagini. La sensazione è che stiamo peggiorando da un punto di vista dell’etica della cosa pubblica, quindi sia della politica sia della pubblica amministrazione, cioè il principio del servizio è venuto meno”.

De Castris ha ricostruito il contesto criminale del territorio di sua competenza, ripercorrendo le rotte dei traffici di droga, sempre molto attuali e redditizi, i canali del riciclaggio (sempre maggiori investimenti nel settore turistico e attività a esso collegate) e tracciando le collaborazioni dei sodalizi criminali locali con esponenti delle altre mafie italiane e con gruppi di altri Paesi, soprattutto albanesi, nell’ambito di una sorta di pax mafiosa che garantisce a tutti una quota significativa di profitto. Il procuratore ha anche ricordato il martellante lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine negli anni Novanta e primi anni Duemila per la disarticolazione dei clan, ha rassicurato sulla sostanziale tenuta del tessuto socio-economico rispetto alle infiltrazioni (a differenza di altri contesti geografici del Mezzogiorno) e ha indicato vecchie e nuove modalità operative dei gruppi riconducibili alla galassia della Sacra Corona Unita.

L’uso delle chat come prova: il rischio

Non ha esitato, inoltre, nel palesare la sua preoccupazione per i procedimenti giudiziari che finora si sono avvalsi dell'ordine investigativo europeo che consente l’acquisizione agli atti investigativi delle chat decriptate in altri Paesi dell'Unione Europea. Si tratta di uno strumento di straordinaria importanza nel contrasto al narcotraffico e grazie ai progressi sul piano tecnologico fatti dagli inquirenti (olandesi e francesi in primis) si sono fatti passi enormi in avanti.

Una recente sentenza della Sesta sezione della Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile l'uso delle chat ottenute in quel modo, perché considerate attività comunicativa - e dunque soggette ad autorizzazione del giudice nazionale - e non mero fatto documentale. Ora toccherà alle Sezioni Unite dirimere la questione. Il punto sta, ha detto il procuratore leccese, nel salvare quei processi con un intervento del governo o del Legislatore, anche nel caso in cui la Suprema Corte dovesse aderire all’interpretazione più garantista.

De Castris ha quindi rimarcato l’urgenza di contrastare la permeabilità delle carceri rispetto all’introduzione di telefoni (e droga), cosa che avviene soprattutto ricorrendo a droni. Solo nel mese di ottobre, ha fatto presente, nella casa circondariale di Lecce sono stati sequestrati 36 cellulari. Il procuratore ha rammentato anche la costante attività dei trafficanti di uomini, quasi sollecitando una maggiore considerazione per i flussi che dalla Turchia e la Grecia portano sulle coste salentine i migranti (soprattutto siriani, iracheni, iraniani, pachistani).

Interferenze continue nei periodi elettorali

Rispetto alle dinamiche più frequentamente riscontrate negli ultimi anni, De Castris ha portato l'attenzione dei commissari su un aspetto: “In ogni indagine sul periodo immediatamente precedente o successivo a una tornata elettorale, noi veniamo sempre in contatto grazie alle intercettazioni con situazioni in cui è evidente il rapporto tra gruppi criminali e candidati, mi riferisco quasi esclusivamente alle elezioni amministrative. È un fenomeno trasversale e un campanello d’allarme, perché le forze politiche possono fare tanto nella selezione dei candidati. Il risvolto è che questo credito ritorna come affidamento di servizi, piccoli appalti: mense, parcheggi, servizi cimiteriali sono a volte inquinati in modo preoccupante”.

In un passaggio successivo De Castris ha aggiunto che questa contaminazione è più evidente e diffusa nei piccoli centri: “Nelle grandi città il fenomeno sembra abbastanza raro, i procedimenti che pure ci sono stati negli anni scorsi non hanno dato grandi esiti. Certamente nel periodo elettorale si avverte il profumo dello scambio: tanto di promesse di voti, quanto di campagne elettorali gestite direttamente dai malavitosi nei servizi, dall’attacchinaggio alla presenza stessa ai comizi, ma anche episodi di intimidazioni degli avversari”.

Qui il video integrale dell'audizione

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