Dopo l'inseguimento: un identikit e analogie con un caso simile

Sulla Giulietta che ieri sera ha speronato una volante di Galatina, un borsone pieno di arnesi da scasso. La vicenda quasi identica a quella dello scorso anno. E anche questa volta molte tracce portano verso la provincia di Bari

Il commissariato di Galatina.

GALATINA – Le targhe erano state rubate a Giovinazzo, in provincia di Bari. Appartengono a una Fiat Panda e sono state apposte su quell’Alfa Giulietta nera, nuovo modello, che probabilmente è a sua volta oggetto di furto. Gli accertamenti sul telaio, che scioglieranno i dubbi residui, saranno svolti nelle prossime ore.

Ma c’è di più. Nel portabagagli è stato trovato un borsone contenente ricetrasmittenti, un piede di porco e ancora molti altri arnesi da scasso. Tutto l’armamentario del perfetto ladro. Il che significa una cosa: il cittadino che ieri sera, intorno alle 19,30 ha segnalato presenze sospette in via Sorrento, a Galatina, aveva davvero l’occhio lungo.  

La storia si fa molto interessante, perché tutto rimanda a quanto avvenuto la Domenica delle Palme dell’anno scorso. Solo l’auto è diversa: ieri sera un’Alfa, nel 2016 un’Audi A4. Per il resto, tutto s’è svolto con un copione che presenta un’impressionante sequenza di analogie. Malviventi intercettati da un’auto del commissariato di polizia galatinese pressappoco nella stessa zona (cioè vicino alla via per Soleto), un violento speronamento per assicurarsi la fuga, gli arnesi da scasso nel baule, le tracce che ieri come oggi portano sempre verso la provincia di Bari.

Già, perché anche l’anno scorso la polizia trovò elementi che li condussero nei dintorni del capoluogo pugliese, producendo poi le loro informative. Insomma, non sorprenderebbe se, un domani, si scoprisse che a fare “visita” alla città del tarantismo siano stati in entrambi i casi gli stessi malviventi.    

Per ora, di tarantolati ci sono proprio loro, i ladri. Costretti a manovre folli, sfasciando tutto, per poi abbandonare l’auto delle scorribande in uscita da Galatina e fuggire a piedi nel buio e sotto la pioggia. Probabilmente in cuor loro gli agenti avranno augurato loro di subire almeno gli effetti di un sonoro raffreddore, visto che proprio le intemperie hanno giocato a loro favore. Fra buio pesto e fango in cui affondavano le scarpe, inseguire due ombre nel vuoto era praticamente impossibile.   

Altri dettagli emergono questa mattina sulle concitate fasi che hanno visto ieri sera protagoniste principali, oltre alla scattante Giulietta nera, anche due volanti del commissariato diretto dal vicequestore aggiunto Giovanni Bono. In primis, l’identikit parziale di uno dei due malviventi.  I primi agenti ad arrivare sul posto, con la 159 di servizio, avevano ricevuto la segnalazione dal tratto iniziale di via Sorrento. Ma hanno intercettato l’auto più avanti, sulla stessa via, scorgendone uno all’esterno. E hanno potuto ben vedere uno dei ladri in avascoperta, fuori dall'abitacolo. 

Altezza, circa 1 metro e 80. Abbigliamento: bomber, berretto con visiera, occhiali. Segno particolare, barbetta sul volto. Il complice, indistinguibile, era al volante. Da capire se vi fosse anche un terzo uomo a fare da “palo”, magari altrove, e scappato fin dalle prime fasi. Non è da escludere: nel 2016 furono visti, appunto, in tre.

Certo è che il soggetto con il bomber deve aver capito subito che la polizia era lì per loro e così non ci ha pensato un solo istante: s’è infilato in auto e il conducente ha innestato la retromarcia proprio mentre la volante si stava accostando, facendo poi una serie di manovre a dir poco rischiose, fra cui un’inversione con testacoda, per colpire così la 159 in due punti: prima nella parte posteriore, poi su una fiancata. Nella stretta via Sorrento, i poliziotti hanno tentato l’inseguimento, ma forse, se avessero avuto la più piccola Leon, sarebbero riusciti a districarsi meglio.

Sta di fatto che la Giulietta è riuscita a seminarli. I ladri, però, non erano certo già al sicuro, perché una seconda volante sul territorio, chiamata a convergere in zona, ha intercettato la Giulietta e s’è posta all’inseguimento. A quel punto, affrontata la rotatoria in uscita sulla strada provinciale 362, i due banditi hanno mollato l’Alfa, vistosamente danneggiata, e se la sono svignata fra le campagne.

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Proprio in quel momento ha iniziato a piovere con forza. Il commissariato ha chiamato tutte le altre forze sul territorio, avvisando di quanto avvenuto, per estendere le ricerche in mezzo Salento. Per ora, però, dei due misteriosi individui, nessuna traccia. Anche se nelle mani della scientifica sono rimasti arnesi da scasso e la stessa auto usata per evidenti tentativi di furti in abitazioni. I rilievi, potranno forse fornire nuove informazioni.   

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