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Venerdì, 27 Maggio 2022
Cronaca Casarano

Automobilista accoltellato per strada: 5 anni e 4 mesi all’aggressore

Confermata la condanna in appello per Antonio Amin Afendi, il 30enne di Casarano, noto per essere stato vittima, il 25 ottobre del 2019, di un sanguinoso agguato in stile mafioso, a colpi di kalashnikov

CASARANO - Confermata la condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione per Antonio Amin Afendi, il 30enne di Casarano ritenuto dagli inquirenti potenziale successore del boss assassinato Augustino Potenza e vittima, il 25 ottobre del 2019, di un sanguinoso agguato in stile mafioso, a colpi di kalashnikov.

La vicenda di cui rispondeva da imputato riguardava l’accoltellamento di un automobilista con cui aveva avuto un diverbio lo scorso 22 novembre del 2020.

La Corte d’appello di Lecce, presieduta dal giudice Carlo Errico, non ha cambiato di una virgola la sentenza emessa lo scorso giugno nel processo abbreviato dal giudice Sergio Tosi che aveva disposto anche una provvisionale di diecimila euro, col resto del risarcimento del danno da liquidarsi in separata sede, alla vittima che si era costituita parte civile con l’avvocato Simone Viva.

Il malcapitato, un operaio di 49 anni, avrebbe pagato a caro prezzo il fatto di aver attribuito ad Afendi una violazione stradale: prima sarebbe stato minacciato con frasi del tipo “tu non sai chi sono io”, “tu non sai cosa rischi”, poi si sarebbe ritrovata la lama di nove centimetri di un coltello in ferro nel fianco sinistro. Finito in ospedale, per lui i tempi di guarigione sarebbero stati superiori a quaranta giorni.

Quanto al 30enne fu fermato dai carabinieri della stazione locale, poco dopo l’aggressione avvenuta in via Solferino, a Casarano, che in mano stringeva ancora l’arma.

Dopo il suo arresto per lesioni personali gravi, durante l’interrogatorio, nel tentativo di far ricadere ogni responsabilità sulla vittima, affermò di aver estratto il coltello per legittima difesa, e di non essersi accorto di aver procurato la grave ferita all’addome.

Per il giudice Tosi, la sua ricostruzione è del tutto inverosimile, e comunque smentita dalle dichiarazioni “limpide e convergenti” del malcapitato e della compagna che aveva assistito all’aggressione, “persone rispetto alle quali non sussistono motivi tali da far dubitare della loro credibilità”.

L’avvocato difensore Francesca Conte ha già annunciato il ricorso in Cassazione non appena saranno visionate le motivazioni del dispositivo che saranno depositate entro 90 giorni.

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