Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca

Discarica del polo chimico: avviso di chiusura indagini a ex manager leccese

A febbraio sono stati apposti per la seconda volta i sigilli ad un'area a Bussi sul Tirino, in Abruzzo. La prima fu nel 2007. Nel frattempo non sarebbe stata effettuata la doverosa bonifica delle sostanze tossiche: coinvolto anche un 55enne leccese

PESCARA – Chiuse le indagini nell’inchiesta per disastro ambientale continuato e inquinamento delle acque nella discarica di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara. Tra i sette destinatari del relativo avviso anche il 55enne leccese Augusto Di Donfrancesco, uno dei due ex rappresentanti legali della Solvay Speciality Polimers Italy. L’altro è Jacques Francois Joris Pierre, 56enne.

Con loro vi sono l’amministratore delegato della Solvay Chimica Bussi, Bruno Aglietti, 62enne di Pescaglia (provincia di Lucca), Stefano Spezzaferro, 68enne, di Montesilvano (Pescara), che l’ha preceduto nella funzione, l’amministratore delegato della Solvay Specialty Polimers Italy, Kristian Thomas Domicic Sanksida, 28enne britannico e l'ex amministratore delegato della Solvay Specialty Polimers Italy, Marco Martinelli, 55enne di Milano e Marco Francesco Colatarc.

A febbraio scorso i militari del Reparto operativo aeronavale della guardia di finanza e gli agenti della guardia forestale avevano apposto i sigilli a tre aree del sito, per circa 55mila metri quadrati di estensione, che non erano state messe in sicurezza nonostante un primo provvedimento che risale a sette anni addietro.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Pescara, rappresenta dunque la prosecuzione di un’attività avviata nel 2007 con una prima operazione finalizzata al sequestro dell’area che si trova nei pressi del polo chimico di Bussi sul Tirino e per la quale 19 persone sono già state rinviate a giudizio davanti alla Corte d’assise di Chieti.

L’ipotesi accusatoria è che la presunta mancata bonifica di sostanza tossiche e cancerogene che sarebbero state interrate a circa 5-6 metri di profondità, possa aver provocato un peggioramento della situazione ambientale. La Solvay, proprietaria del sito, accusata d’inerzia, sin da febbraio si è dichiarata estranea specificando di aver intrapreso nel tempo diverse azioni, portandone al momento avanti anche altre, per migliorare l’impatto ambientale, ritenendosi estranea a forme d’inquinamento precedenti alla sua gestione.

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