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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Cronaca

Avvocato difese una ragazza in strada e fu picchiato: a processo l’aggressore

E’ stata disposta la citazione diretta a giudizio nei riguardi del 29enne accusato di aver spinto per terra Vincenzo Caprioli, di averlo preso a calci e minacciato di morte, il pomeriggio del 4 gennaio scorso

LECCE - Fu spinto con forza e cadde a terra, per poi essere colpito con calci alle gambe, afferrato per la gola e minacciato di morte: “Tanto so dove abiti e devi stare attento”. Fu questa la brutta esperienza vissuta il pomeriggio del 4 gennaio scorso dal noto avvocato leccese Vincenzo Caprioli, 52 anni, (nella foto), già segretario e tesoriere del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Lecce, intervenuto in difesa di una giovane donna aggredita dal suo compagno.

A quasi un anno dall’episodio avvenuto in piazza Verdi, nel centro di Lecce, quell’uomo, poi identificato in Naveed Cul, 29enne di Kabul, è stato citato a giudizio dalla sostituta procuratrice Rosaria Petrolo.

Nel processo, che si aprirà l’8 aprile dinanzi alla giudice della prima sezione penale Giovanna Piazzalunga, dal banco degli imputati, assistito dall’avvocato Cristiano Solinas, dovrà rispondere dei reati di lesioni aggravate e minacce aggravate. l-avvocato-vincenzo-caprioli-3-2-2

Quel giorno, la vittima - che riportò delle escoriazioni in diverse parti del corpo (in particolare a ginocchia e gomiti) ritenute guaribili in cinque giorni - potrà costituirsi parte civile.

Oltre al soccorso del 118, fu immediato l’intervento degli agenti delle volanti che rintracciarono il responsabile mentre si allontanava sbraitando in una via vicina.

Qualche ora dopo, il legale raccontò a Lecceprima la sua disavventura: stava facendo footing, quando da lontano, di fronte alla pizzeria nella piazzetta, vide un tizio, sul metro e ottanta spintonare una ragazza molto minuta, poco più che 20enne. Così smise di correre, si avvicinò lentamente alla coppia e guardò l’uomo negli occhi. “Cosa guardi? E’ la ragazza mia e faccio che voglio”, si sentì rispondere e nel giro di pochi secondi si ritrovò a terra.

“Speravo che in tutto questo lei si allontanasse e invece restava lì a osservarci, immobilizzata. Poi lui mi ha messo le mani al collo, e quando sono riuscito a rialzarmi mi ha spinto nuovamente a terra, stavolta prendendomi a calci. Alla fine, lei se ne è andata e sono riuscito a liberarmi e a rifugiarmi nel portone di casa”, dichiarò il legale che precisò: “In questa triste storia non mi ritengo né un eroe né la vera vittima. E, non è l’aggressione che ho subito a farmi stare male, ma la rabbia e il dispiacere. Si parla tanto di violenza sulle donne e viverla così da vicino mi ha lasciato tanto amaro in bocca, dovuto alla consapevolezza che se non sono le vittime le prime a ribellarsi, la battaglia è davvero persa”.

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