Cronaca

"Baia Verde", Riesame annulla anche il nuovo decreto di sequestro per Cardelini

Il tribunale del Riesame ha annullato, dopo quella emessa nei confronti della moglie, anche l’ordinanza di sequestro finalizzato alla confisca disposta dal gup Stefano Sernia nei confronti di Gabriele Cardellini, 31enne di Gallipoli. Sotto sequestro erano finiti beni mobili e immobili dal valore ingente

LECCE – Il tribunale del Riesame ha annullato, dopo quella emessa nei confronti della moglie, anche l’ordinanza di sequestro finalizzato alla confisca disposta dal gup Stefano Sernia nei confronti di Gabriele Cardellini, 31enne di Gallipoli. Sotto sequestro erano finiti beni mobili e immobili, tra cui la sala giochi “Games Room”; un appezzamento di terreno agricolo denominato “Nanni”; alcuni motocicli;  e due conti correnti bancari. I giudici hanno accolto l’istanza presentata dai legali di Cardellini, gli avvocati Mario Coppola e Giampiero Tramacere. Si tratta del secondo provvedimento impugnato dalla difesa e annullato dai giudici del Riesame.

Il sequestro era stato eseguito dopo l attività investigativa di natura patrimoniale condotta nel triennio tra il 2013 e il 2015 dai carabinieri del Ros con l’ausilio della compagnia di Gallipoli, che ha portato a un sequestro preventivo di di beni mobili e immobili per un valore superiore al milione di euro. Un primo provvedimento era stato emesso dal gip del Tribunale di Lecce, Giovanni Gallo, su richiesta del procuratore aggiunto Antonio De Donno, nei confronti di alcuni presunti affiliati al clan Padovano, una delle frange storiche della Sacra corona unita. Dopo l’annullamento era arrivato un secondo provvedimento disposto dal gup. Si era trattato dell’ultimo atto dell’operazione denominata “Baia Verde”, che portò a quindici ordinanze di custodia cautelare in carcere ad altrettanti presunti appartenenti al clan Padovano e ad altri gruppi mafiosi della frangia salentina.

Le indagini partirono da una rapina dalle modalità tanto cruente quanto anomale, quella messa a segno alla discoteca Praja di Gallipoli. Una rapina organizzata e commissionata per screditare e indebolire un'agenzia investigativa napoletana con un referente gallipolino, cui era affidata l'attività di security. Le indagini hanno evidenziato come, attraverso i canoni classici dell'intimidazione mafiosa, i clan abbiano cercato di imporre il controllo sulle attività economiche (come il monopolio della security e il mercato ittico, motore trainate della comunità gallipolina), affiancando canali classici come le estorsioni, le intimidazioni e il traffico e spaccio di stupefacenti. Altro aspetto importante la “cooperazione” tra altri clan e gruppi della Scu, come quello dei Parlangeli, operante secondo gli inquirenti su parte della città di Lecce e organicamente inserito nel clan Tornese, storico alleato dei Padovano.

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