Banca d'Italia: la storica sede in mano ai privati?

Il palazzo che si affaccia di fronte l'anfiteatro potrebbe essere venduto e circa 30 impiegati trasferiti presso altre sedi in Puglia: rientrerebbe tutto nel progetto per la riorganizzazione bancaria

La sede della Banca d'Italia a Lecce
Il Palazzo edificato agli inizi del ‘900 per ospitare la sede della Banca d'Italia in piazza Sant'Oronzo a Lecce, dopo 10 anni di ristrutturazione, rischia di essere venduto ai privati. Una trentina di dipendenti, l'attuale forza lavoro, potrebbero essere trasferiti presso la filiale di Bari, la cui sede, con i suoi 75 dipendenti e molto più piccola rispetto a quella leccese, avrebbe non poche difficoltà ad ospitare tutti.

Lo scenario tracciato fin qui non è dietro l'angolo, ma se la riorganizzazione della struttura bancaria annunciata dal governatore Draghi dovesse andare in porto, allora quel che oggi sembra prematuro immaginare rischia invece assumere, nell'arco di qualche mese, risvolti assai concreti. D'altronde è proprio la "Falbi", la "Federazione autonoma lavoratori Banca d'Italia", che contesta la riorganizzazione della struttura annunciata dal governatore e che, secondo il sindacato, si pone tre obiettivi: la chiusura di circa 75 filiali periferiche, la riduzione dell'organico e la vendita degli immobili delle sedi che saranno chiuse.


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Mauro Massari, rappresentante "Falbi" presso la filiale della Banca d'Italia di Lecce, dice: "Non credo che la riorganizzazione della struttura partirà subito, ma l'indirizzo del governo sembra essere questo. Eppure il bilancio della Banca, che è una società per azioni, chiude sempre con utili rilevanti, di cui alla fine beneficiano tutti i soci, istituti di credito tra i più noti. Ora sembra di capire che le sedi a rischio sul territorio nazionale non siano più 75, come pareva che fosse nel primo progetto, ma 63. Altre 12 filiali, infatti, potrebbero rientrare tra le sedi che restano aperte, ma purtroppo Lecce non rientrerebbe tra queste. Siamo deputati a vigilare sulle altre banche, attraverso la raccolta e la gestione delle risorse finanziarie - aggiunge - motivo per il quale siamo un po' come i carabinieri, che dovrebbero essere presenti dappertutto. Sottrarre al territorio un servizio di ‘vigilanza' come il nostro potrebbe avere risvolti imprevedibili".

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