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Bancarotta fraudolenta nel calzaturificio, due anni al sindaco di Patù

La sentenza è stata emessa dalla Corte d’Appello di Lecce nei riguardi di Gabriele Abaterusso per la vicenda relativa al fallimento dell’azienda “Vereto”. Disposta anche l’interdizione dai pubblici uffici per due anni

PATU' - Dopo quasi dieci anni, si è conclusa con una condanna a due anni di reclusione (con il beneficio della sospensione), più interdizione dai pubblici uffici per la stessa durata della pena, la vicenda sul fallimento del calzaturificio “Vereto”, con sede a Morciano di Leuca,  con imputato l’attuale sindaco di Patù, Gabriele Abaterusso, 38 anni.

La sentenza è stata emessa ieri dalla Corte d’appello di Lecce, presieduta dal giudice Ettore Nesti, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Salvatore Cosentino, ritenendo così l’imputato responsabile del reato di  bancarotta fraudolenta.

Il primo cittadino è stato invece assolto con la formula “per non aver commesso il fatto dall’accusa di distrazione dei beni (un’Audi A4, una slitta automontata e  una smerigliatrice)  mossa anche nei riguardi dell’amministratore dell’azienda, Redouane Marsali, 53enne di origini marocchine. Nei riguardi di quest’ultimo, però, i giudici erano chiamati a rideterminare le pene accessorie (la sua condanna è passata già in giudicato), come quella dell’interdizione a ricoprire incarichi gestionali di impresa che è stata ridotta da dieci e due anni.

In merito alla condanna, in applicazione della legge Severino, Abaterusso potrebbe essere sospeso dalla  carica di primo cittadino. A deciderlo sarà la Prefettura di Lecce.

Era già stato sospeso una volta, dopo la sentenza in Appello, nel 2018, che fu poi annullata (per un vizio formale) dalla Cassazione. Proprio in seguito a questa decisione, si è celebrato il processo terminato ieri.

Non appena saranno depositate le motivazioni della nuova sentenza (entro 60 giorni), gli avvocati difensori,Giancarlo Zompì e Michele Laforgia, valuteranno il ricorso alla Corte Suprema.

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