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Bancarotta per milioni di euro, a processo il noto imprenditore Antonio Scarlino

A partire da marzo, sotto la lente dei giudici finiranno le vicende legate al fallimento di due società amministrate dal 49enne di Taurisano. Su di lui e su un avvocato pende anche l’accusa di aver fornito false informazioni a una banca

TAURISANO - Si aprirà il 1° marzo davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce il processo al noto imprenditore di Taurisano Antonio Scarlino, 49 anni, accusato di bancarotta fraudolenta e violazioni al testo unico bancario. E di quest’ultima accusa risponderà dal banco degli imputati anche l’avvocato Luigi Mario Provenzano, 46, di Matino, legale incaricato per le procedure prefallimentari delle due società, la “Diciotto srl” e la “Wommy” srl, finite sotto la lente degli inquirenti.

Lo ha deciso il giudice Giovanni Gallo, ieri, al termine dell’udienza preliminare, in cui era chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal pubblico ministero Donatina Buffelli, titolare del fascicolo d’inchiesta.

Stando alle indagini condotte dal magistrato con la Guardia di finanza, Scarlino in qualità di amministratore unico (dal 26 marzo 2013) e poi di liquidatore (dal 29 luglio 2015), della “Diciotto srl” (con sede legale prima a Taurisano poi a Maglie) dichiarata fallita con sentenza il 19 dicembre 2017 - impegnata nell’acquisto, affitto e gestione di supermercati, ipermercati o di parti di queste, bar, ristoranti, paninoteche, pub destinati alla vendita di prodotti acquistati quasi esclusivamente dalla società “Wommy srl” (anche questa amministrata da Scarlino e poi anche questa dichiarata fallita il 22 dicembre 2017) - per procurarsi un ingiusto profitto, arrecando così un danno ai creditori, avrebbe distratto i seguenti beni: elementi positivi di reddito (relativi all’anno 2015) per circa un milione 600 euro e l’importo di 226.467 euro come Iva non versata. Ma non finisce qui. Secondo gli accertamenti svolti dalla magistratura, illeciti sarebbero stati compiuti anche nella gestione della “Wommy Srl”: i beni distratti ammonterebbero a oltre un milione e 800mila euro relativi alla mancata riscossione dei crediti vantati nei riguardi della “Diociotto srl”.

In ogni caso, stando alle carte dell’inchiesta, Scarlino avrebbe sottratto, distrutto o falsificato libri e altre scritture contabili, rendendo così impossibile al curatore la ricostruzione del patrimonio societario, documentare gli acquisti e le vendite dei beni delle società e soprattutto risalire all’ammontare effettivo dell’attivo e del passivo delle società fallite.

L’imprenditore, insieme a Provenzano, risponderà di “mendacio e falso interno”perché sarebbero stati forniti a una banca documenti falsi riguardo alla situazione economica della “Diciotto srl”, attestando nei confronti di due società tedesche crediti inesistenti relativi alla vendita del marchio “Cook” per un corrispettivo di circa 50milioni di euro ciascuna. Il tutto, secondo gli inquirenti, sarebbe stato strumentale ad ottenere dall’istituto l’accreditamento delle somme attraverso lo strumento di pagamento telematico denominato “SDD B2B”, ma i pagamenti non si concretizzarono e non essendo stata sporta una denuncia non fu possibile procedere anche per il reato di tentata truffa.

Questo il quadro accusatorio che gli imputati avranno modo di respingere nel processo attraverso gli avvocati difensori Andrea Sambati e Ivana Quarta.

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