Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Banda dell'Aygo, condanna definitiva per un sodale: mise a segno sette rapine

E’ stato condotto in carcere Luigi Giannotta, 22enne di Veglie. Nel 2012 con un complice fisso, e in un'occasione accertata con un terzo giovane, si rese protagonista di una serie di assalti ad attività commerciali del nord Salento. La banda usava quasi sempre lo stesso modello di autovettura

Le analisi della scientifica sull'auto usata per le rapine.

VEGLIE – E’ stato condotto in carcere Luigi Giannotta, 22enne di Veglie. A trasportarlo verso Borgo San Nicola, questa, mattina, sono stati i carabinieri della stazione locale, dando esecuzione a un ordine di carcerazione. Dovrà scontare una pena residua di due anni, dieci mesi e 21 giorni di reclusione. E’ stato sottratto il periodo già passato in carcere durante la relativa cautelare. In totale la condanna - ormai definitiva - era stata di quattro anni.

Giannotta è stato giudicato colpevole di rapina pluriaggravata e continuata. Nel 2010, quando aveva appena 19 anni e ancora nessun guaio con la giustizia, si rese responsabile di ben sette rapine a mano armata. Fu arrestato dai carabinieri della compagnia di Campi Salentina, che ormai davano la caccia a lui e ai suoi complici da mesi.

Giannotta faceva parte della cosiddetta banda della Toyota Aygo, l’auto più sovente usata per i colpi. Con lui, c’era anche un complice fisso, Roberto Muci, all’epoca 25enne, anch’egli di Veglie. Avrebbe partecipato ad almeno un assalto – stando a quanto ricostruito dagli investigatori - anche Francesco Carrozzo, coetaneo di Muci e originario di Galatina.  

Il gruppo, quell’anno, seminò il terrore in mezzo nord Salento. Rapine si registrarono tra Carmiano, Leverano, San Cesario, Copertino e Lecce.

GIANNOTTA LUIGI-2Giannotta e Muci furono fermati ai primi di ottobre dopo le ultime due rapine in sequenza. La prima a San Cesario, ai danni di una tabaccheria in via Dante Alighieri, la seconda nel supermercato Pam di Leverano.

Ma una pattuglia di militari in borghese si accorse dell’auto, ormai ricercata da tempo, posteggiata in una via del centro storico, sempre a Leverano. Quando Muci arrivò davanti al veicolo, fu accerchiato. Nell'auto c'erano ancora i due registratori di cassa, una pistola giocattolo, passamontagna e alcuni indumenti.
Messo sotto torchio, confessò ed emerse così anche il nome del complice più assiduo, Giannotta, che fu ammanettato poche ore dopo. 

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