Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Barba, gazebo e avvisi di garanzia: abuso d'ufficio?

Aperta un'indagine per verificare la legittimità della decisione di differire l'abbattimento della struttura già ordinato dall'Ufficio tecnico. L'ex sindaco: "Atto temporaneo dettato dalla saggezza"

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Non solo una indiscrezione di stampa, ma un'indagine che nei fatti è stata avviata da alcuni mesi dal sostituto procuratore Marco D'Agostino e che tira in ballo anche l'ex sindaco di Gallipoli, Vincenzo Barba. Il quale oggi scende in campo per difendere la bontà del suo operato e manifestando tranquillità alla luce delle anticipazioni che lo vedrebbero destinatario di un avviso di garanzia da parte della Procura leccese. Un atto dovuto d'altro canto visto che il capo di imputazione ipotizzato (e necessario per dare avvio alla richiesta di acquisizione degli atti in Comune relativi alla vicenda ed eseguita dai carabinieri della Compagnia locale) è di abuso d'ufficio. In parole povere la vicenda in questione riguarda l'abbattimento di un gazebo di pertinenza di un ristorante della città vecchia già disposto da apposita ordinanza dirigenziale dell'Ufficio Tecnico comunale, e poi "differito" per volontà dell'ex primo cittadino.

Differito e non annullato, precisa Barba. O meglio posticipato a fine settembre per non danneggiare gli "incassi" estivi del ristoratore. Una decisione a tutela del commerciante secondo la difesa d'ufficio preventiva del senatore azzurro. Un abuso in piena regola, secondo la Procura che ipotizza come dietro a quella decisione si possano celare motivazioni di natura diversa. Ovvero non legate alla salvaguardia dell'attività pubblica dell'esercizio commerciale, bensì motivazioni di carattere personalistico. Storie di prestiti e di debiti da risarcire. Storie raccontate a mezza voce, al limite dell'illazione e del pettegolezzo popolare. Storie sulle quale la Procura leccese ha deciso di accendere il suo "faro".

Ovvero cercare di capire se quel gazebo sia rimasto in piedi effettivamente per ragioni dettate dalla "saggezza" amministrativa dell'ex sindaco, oppure, come il capo d'imputazione ipotizza, sia stata forzata la mano perché il mantenimento della struttura anche nella stagione estiva, avrebbe sì consentito maggiori guadagni, ma finalizzati poi al pagamento di un presunto prestito personale fornito da Barba al ristoratore in questione. Sarà la magistratura ora a fare chiarezza su tutta la linea, dopo aver acquisito tutta la documentazione inerente la pratica "gazebo" (sulla sua demolizione in essere e sulla sua revoca temporanea) da Palazzo Balsamo. A convocare le parti in causa e alla fine dell'indagine decidere su possibili capi di imputazione e reati commessi o sulla possibile richiesta di archiviazione. Al momento da Gallipoli arriva l'arringa difensiva del sentore azzurro che estrinseca la "sua" verità, dichiarandosi tranquillo in quanto certo di aver operato secondo i criteri del "saggio" amministratore: "Le notizie comunicatemi dagli organi di stampa, in base alle quali sarebbe stato emesso un avviso di garanzia nei miei confronti" esordisce Barba, "mi lasciano del tutto tranquillo nella piena consapevolezza che, nei dieci mesi di amministrazione a mia guida, ho compiuto solo e soltanto atti che andavano nella direzione del miglioramento della qualità e delle condizioni di vita dei miei concittadini".

"In riferimento al caso specifico" continua "sul quale si discute in queste ore sulle testate giornalistiche, mi preme rendere noto che il sottoscritto ha chiesto al dirigente dell'ufficio tecnico del Comune di Gallipoli di non dare esecuzione immediata all'Ordinanza dirigenziale finalizzata alla demolizione di un gazebo adibito a ristorante per dare, invece, esecutività a tale provvedimento al termine della stagione estiva, entro e non oltre la fine del mese di settembre. Ciò, ovviamente è stato condividendo anche se momentaneamente le motivazioni a supporto della richiesta del ristoratore tese a non danneggiare la sua attività di ristoratore perdendo gli introiti che, con la stagione estiva, gli avrebbero consentito di poter proseguire nell'avviamento della propria attività commerciale".

Un fiume in piena come la solito il sentore azzurro che prosegue nell'enunciazione della sua tesi difensiva: "Non solo, differendo di qualche settimana il provvedimento il ristoratore in questione avrebbe avuto la possibilità di consumare le derrate alimentari e la merce deperibile che sarebbe andata distrutta se fosse stato chiuso l'esercizio; di portare a compimento il rifacimento dei locali adiacenti all'attuale gazebo per renderli funzionali alle esigenze della sua attività ristorativa. Premesso che ritengo quei gazebo, come tanti altri, di grave intralcio alla mobilità urbana" dice ancora Barba prima di concludere, "di indiscutibile pericolo alla pubblica incolumità e di sgradevole impatto visivo poiché deturpano la visione prospettica del nostro centro storico, da imprenditore quale sono, mi è sembrata cosa opportuna differire di qualche settimana quell'ineccepibile provvedimento".


"Con la mentalità manageriale che mi contraddistingue ho pensato fosse cosa opportuna consentire ad un operatore commerciale che aspetta per tutto l'anno l'arrivo del periodo estivo per fare crescere la propria attività, di proseguire nell'esercizio della propria professione al fine anche di consentire un maggiore sviluppo dell'economia cittadina. La chiusura per qualsiasi motivo di un'attività commerciale è sempre un impoverimento per una collettività cittadina", E poi la conclusione: "Questi sono i fatti, in riferimento ad un episodio per il quale ancora nulla mi è stato contestato dall'Autorità Giudiziaria e ad onor del vero non vedrei alcun motivo per il quale dovrebbe essermi contestato un qualsivoglia provvedimento, che, eventualmente dovesse giungere, lo affronteremmo con la serenità che ci contraddistingue".

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