Bari-Lecce. Per il Tnas la gara fu regolare e la combine solo tentata

Ridotta l'inibizione a Pierandrea Semeraro e annullata l'ammenda di 30mila euro. La posizione dell'ex presidente del Lecce "alleggerita". Masiello avrebbe inscenato la riuscita della combine e l'autogol sarebbe stato casuale

Masiello dopo l'autogol (@TM News/Infophoto).

LECCE – Inibizione a svolgere attività in seno alla Figc ridotta da cinque a quattro anni e ammenda di 30mila euro annullata. La sentenza emessa oggi dal collegio arbitrale Tnas, il Tribunale nazionale arbitrato per lo sport, formato da Franco Modugno, Antonio Camozzi e Giancarlo Castiglione, accoglie parte delle istanze avanzate dalla difesa di Pierandrea Semeraro, l’ex presidente del Lecce, sostenuta dall’avvocato Saverio Sticchi Damiani. E, se, ovviamente, non consente alla società giallorossa, nel frattempo passata nelle mani della famiglia Tesoro, un reintegro in serie B, che già si sapeva impossibile, concorre, comunque, a riscrivere la storia del famigerato derby del 15 maggio 2011. Sotto una luce diversa. Ridistribuendo eventi e presunte responsabilità e, in qualche modo alleggerendo, senza assolverla, proprio la posizione di Semeraro.

Tutto questo, nel momento in cui Pierandrea Semeraro, insieme all’imprenditore leccese Carlo Quarta, sono chiamati a rispondere in giudizio per la vicenda, a livello penale. Il processo per la presunta frode sportiva si aprirà il prossimo 10 maggio e coinvolge anche Marcello Di Lorenzo, amico di Andrea Masiello, ex difensore del Bari.    

Il collegio arbitrale ha preso in esame un corposo faldone fra Corte di giustizia federale, Commissione disciplinare, atti della Procura di Bari, controdeduzioni della difesa, ed ha elaborato un proprio assunto che si potrebbe sintetizzare in questo modo: il tentativo di frode, a vari livelli, vi sarebbe stato, ma, in origine, per poi naufragare in corsa; tuttavia, Andrea Masiello potrebbe comunque aver inscenato la perfetta riuscita del disegno criminoso, pur di riscattare il compenso che si presume pattuito. Ergo: Bari-Lecce si sarebbe svolta in maniera regolare.

“Poiché il fatto che l’effettiva alterazione della partita rappresenta soltanto una circostanza aggravante dell’illecito sportivo e che questo fatto non è stato dimostrato, né sembra allo stato degli atti dimostrabile col prescritto grado di certezza – recita la sentenza, nelle sue conclusioni – si impone una valutazione in termini di proporzionalità della sanzione applicata dalla Commissione disciplinare e confermata dalla Corte di giustizia, nei confronti del Semeraro e del Lecce”. Da qui, dunque, la riduzione delle sanzioni.

Il collegio arbitrale, nelle sue valutazioni, è partito da tre punti fondamentali. Il primo: la partita nel suo insieme, di novanta minuti più recupero; il secondo: l’autogol di Masiello; il terzo: il ruolo dell'ex calciatore leccese Giuseppe Vives, che, come noto, è stato tirato in mezzo alla vicenda da Masiello, per essere poi prosciolto da ogni accusa. Nel caso di Vives, si parlava di un “segnale” pattuito, una pacca sulla spalla di Masiello il cui significato doveva essere: “L’accordo è fatto”.

Andando con ordine, nel primo caso, per il collegio la partita si sarebbe svolta in maniera regolare, partendo dal presupposto che, per logica, rasenta l’impossibilità che un solo calciatore su ventidue (in questo caso, Masiello) possa essere in grado di alterarne l’esito. Ma non solo: a tale risoluzione il collegio arriva anche dalle dichiarazioni rese all’autorità giudiziaria e alla Procura federale da Gianni Carella, Fabio Giacobbe, conoscenti di Masiello e fra i presunti artefici della combine e dal calciatore del Bari Simone Bentivoglio (non coinvolto nella vicenda), per cui la gara si sarebbe svolta in modo regolare (nel caso di Giacobbe, questi riportò parole che sarebbero state espresse da Masiello).

Il collegio, in tutto questo, ha valutato anche il contesto ambientale, “la vivace tifoseria del Bari, a fronte della quale il Masiello – scrivono i giudicanti -, il solo dichiaratamente disposto a tentare di alterare l’esito della gara, deve essere stato ben attento a giocare, invece, in modo normale”. Dunque, “il tentativo di combine – è la deduzione -, pur essendo stato posto in essere, non s’è in alcun modo realizzato”.

Vi è poi il secondo punto, che riguarda l’autorete. Per il collegio, la casualità di quest’evento costruirebbe un ulteriore argomento contrario alla tesi dell’irregolarità della partita. A tale proposito, viene messa in rilievo quella che è definita una “voluta contraddizione” tra la prima dichiarazione di Masiello sulla casualità nell’aver posto la palla alle spalle del suo portiere, Gillet, e la seconda dichiarazione. Nel primo caso, e si parla dell’interrogatorio reso al pm di Bari il 24 febbraio 2012, Masiello, dell’autorete, disse che era stata “non voluta a dieci minuti dal termine, quando il risultato era già 1 a 0 per il Lecce”. Sempre al pm della Procura di Bari, il 4 aprile 2012, riferì invece di aver assicurato “all’amico Carella”, su richiesta di quest’ultimo, che il fatto era avvenuto volontariamente.

Il perché di tale contraddizione, si spiegherebbe in maniera semplice. Ovvero, come rilevato dalla Commissione disciplinare, “dalla volontà di dimostrare ad ogni costo il proprio determinante contributo all’alterazione del risultato della gara […] al fine precipuo di ottenere la corresponsione del compenso concordato per l’illecito”. Il collegio, inoltre, ha preso in esame le dichiarazioni di Vives, nell’audizione di fronte alla Procura federale, tenutasi il 16 luglio del 2012, in cui l’ex centrocampista del Lecce spiegò di non aver avuto sentore di anomalie, nel corso della gara, e aggiunse che, a suo parere, “anche l’autogol di Masiello non è stato volontario; solo un fenomeno poteva fare un gol del genere”.

E, a proposito di Vives (terzo punto in esame): il suo proscioglimento è stato giustificato dalla Commissione disciplinare per il fatto “inspiegabile” che “il sospetto della mancata effettuazione del segnale convenuto”, cioè la famosa una pacca sulla spalla, “abbia preso corpo a distanza di mesi dalla data di svolgimento della gara”, poiché “se Vives fosse stato partecipe dell’illecito o comunque coinvolto a qualunque titolo nella vicenda, avrebbe riferito subito a chi di dovere il mancato contatto da parte di Masiello”. A tale proposito, la difesa ha replicato che “ciò che alla Commissione disciplinare appare inspiegabile, è in realtà facilmente giustificabile se si accetta la tesi che il Quarta abbia operato all’insaputa del Semeraro, il quale, se fosse stato veramente coinvolto, avrebbe potuto immediatamente verificare, tramite Vives, l’episodio della pacca sulla spalla”.

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Il collegio arbitrale del Tnas, in tutto questo, ha trovato una sua sintesi: il primo passaggio, quello della Commissione disciplinare, dimostrerebbe il fatto che la gara non sia stata alterata, ma il mancato interpello di Semeraro a Vives non dimostrerebbe nulla; piuttosto, rileva il collegio, si potrebbe spiegare con l’atteggiamento di prudenza assunto da Semeraro, che, in tutta la vicenda, avrebbe agito sempre per interposta persona. Cioè, tramite Quarta. “Dunque – concludono i giudici – non il Semeraro, ma il Quarta tardò ad indagare sul comportamento di Vives, e a scoprire la presunta truffa ai suoi danni ordita dal duo Masiello-Carella. Non senza soggiungere che, per non aver scommesso sulla partita, lo stesso Quarta doveva aver fiutato aria di fallimento della combine”.          

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