Erette barricate sulle strade che portano al cantiere Tap. Lavori fermi

Ma lo stop sarebbe stato previsto perché imposto dall'avvicendamento delle forze dell'ordine, impegnate in gran numero nei giorni scorsi

Uno dei blocchi creati nella notte.

SAN FOCA (Melendugno) – I lavori di espianto degli ulivi nel cantiere Tap oggi sono stati sospesi perché non sarebbe stato disponibile un numero adeguato di forze dell’ordine, circostanza confermata dallo stesso country manager della società, Michele Mario Elia dopo che nel pomeriggio di ieri erano già trapelate alcune indiscrezioni. Il perché non è chiaro ma c'è anche da considerare che questa mattina era in programma uno sciopero di tre ore degli agenti di polizia aderenti al Sap.

Intanto nella notte alcuni manifestanti hanno eretto lungo le vie d’accesso alla zona delle barriere, con pietre di muretti a secco, cassonetti e materiale di risulta. Veri e propri blocchi che dovranno essere rimossi per consentire il transito dei mezzi pesanti: restano ancora da trasferire nell’area di stoccaggio 73 alberi. Tap attende indicazioni dalla prefettura.

Attorno al cantiere, dunque, soffia un vento di assoluta serenità. Gli attivisti, ai quali giungono intanto attestati di solidarietà anche da altre regioni, dal consiglio regionale del Molise a Casa Madiba di Rimini, passando per il tweet del sindaco di Napoli, De Magistris -  intenti a discutere sul fondo messo loro a disposizione dal proprietario, i vigilantes all’interno del cantiere, gli operai a riposo a parte quelli impegnati nell’area di stoccaggio, distante solo otto chilometri, per la sistemazione degli ulivi espiantati ieri.

Sono trascorsi dieci giorni da quando sono state avviate le operazioni: lunedì 20 marzo furono trasportati 33 alberi al termine di una giornata iniziata con l'arrivo dei mezzi pesanti scortati dalla forze di polizia e il tentativo dei manifestanti, presenti in numero ridotto, di rallentare i lavori con azioni di protesta pacifica. Immediatamente il sindaco di Melendugno, Marco Potì, e 14 altri primi cittadini (ai quali nel corso della settimana se ne sono aggiunti altri) hanno inviato un appello al prefetto, alla magistratura e alla stessa Tap chiedendo il rispetto delle regole e delle procedure nella convinzione che fossero state attuate vere e proprie forzature se non violazioni.

Il giorno successivo, martedì 21, primi cittadini e attivisti, alcuni presenti anche di notte, si sono dati appuntamento all'alba per scongiurare altri espianti, riuscendo nel loro intento. Nel pomeriggio, intanto, in consiglio regionale veniva approvata una mozione del M5S finalizzata all'impugnazione davanti al Tar della nota del ministero dell'Ambiente che validava le operazioni di espianto sancendo la regolarità delle procedure. Per tutto il resto della settimana non è accaduto nulla, in attesa di un parere del dicastero, sollecitato dalla mediazione del prefetto, che chiarisse la questione.

La nota è arrivata lunedì 27 e martedì sono ripresi i lavori in un contesto di grande tensione: il presidio, infatti, era molto più nutrito, così come imponente la presenza di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Le forze dell'ordine hanno fatto strada ai mezzi facendosi spazio con gli scudi e al momento della prima uscita dei camion dal cantiere (perché il via vai sarebbe durato ore) alcuni sindaci che si erano frapposti tra il cordone di agenti e i manifestanti si sono trovati nel bel mezzo del parapiglia (con loro un consigliere regionale del M5S). Il momento più problematico si è avuto però nel primo pomeriggio quando sono stati utilizzati i manganelli ed è anche volata qualche pietra da parte dei manifestanti. Mercoledì 29 la tensione si è leggermente abbassata: gli espianti sono proseguiti così come i tentativi di opporsi.

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