Basta morti sul lavoro: i metalmeccanici salentini sono pronti allo sciopero

Proclamata un'ora di astensione a fine turno. I sindacati: "Lavoratori costretti a condizioni di rischio e pericolo costante"

Immagine di repertorio.

LECCE - In pochi giorni due morti sul lavoro: prima la tragedia di Piacenza in un’azienda di logistica, poi, a distanza di poche ore una dall'altra, la morte di un lavoratore all'Ilva di Taranto e quella di un lavoratore dell'Atac, azienda dei trasporti romana. Dall'inizio del 2016 - ricorda la segreteria dei sindacati metalmeccanici di Lecce - in Italia sono circa 500 i morti sul lavoro.

“È un dato inaccettabile, che rappresenta una situazione drammatica – commentano i segretari Maurizio Longo (Fim), Annarita Morea (Fiom) e Piero Fioretti (Uilm) -. Queste morti non sono mai la conseguenza della fatalità, ma sempre della mancanza di rispetto delle imprese per le procedure e le regole di sicurezza e, in generale, dell’inadeguatezza dei sistemi di prevenzione tali da assicurare effettive garanzie per i lavoratori”.

“Questa realtà è la conseguenza di un clima e di comportamenti che valutano la vita e il lavoro e le condizioni in cui si svolge come variabili dipendenti dagli interessi dell'impresa e del profitto – aggiungono- . I subappalti e la precarietà lavorativa peggiorano le condizioni di lavoro e aumentano le pressioni sui singoli lavoratori”.

Per gli operai metalmeccanici un contratto nazionale che affronti tali tematiche è un modo per “porre argine a questa situazione, perché si rendono più forti i lavoratori nella difesa dei propri diritti e di una condivisa e diffusa cultura della sicurezza”.

In provincia di Lecce, Fim Cisl Fiom Cgil e Uilm Uil dichiarano, per il domani mattina, 21 settembre, un’ora di sciopero a fine turno di lavoro. Alle 11.30 una delegazione di metalmeccanici, insieme ai segretari generali delle tre organizzazioni sindacali, incontrerà il prefetto di Lecce e consegnerà un documento in cui si denuncia il gravo stato in cui versa il mondo del lavoro metalmeccanico, e non solo, in tema di salute e sicurezza.

“Nel territorio provinciale, pur di garantire un reddito alle proprie famiglie, i lavoratori si vedono costretti ad accettare condizioni di rischio e pericolo costante sui posti di lavoro, perché la crisi ha profondamente minato il sistema di tutele, di prevenzione e protezione”, denunciano ancora i tre segretari. Tale situazione lede la dignità di tutti i cittadini e pone i lavoratori davanti a un drammatico ricatto occupazionale: o si accettano queste condizioni oppure non si lavora.

“Oltre alle cifre da bollettino di guerra - ricordano Fim, Fiom e Uilm - ci sono poi da considerare i casi ignoti ai dati ufficiali, di infortuni di ogni genere di cui le aziende cercano di celare l’evento, invitando i lavoratori a dichiarare che l’accaduto, nella sua fattispecie, è avvenuto al di fuori dell’orario di lavoro, oppure a casa”.

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I tre sindacati confermano il loro impegno perché sia garantita salute e sicurezza nei luoghi un lavoro e dichiarano contrarietà a qualsiasi intervento che peggiori le norme sulla sicurezza. Fim, Fiom e Uilm, oltre a proclamare un’ora di sciopero nazionale, hanno invitato le proprie strutture e le Rsu a realizzare assemblee in tutti i luoghi di lavoro.

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