Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Hds e licenziamenti collettivi: è Bat Italia la grande assente in Provincia

Il colosso del tabacco non si presenta al vertice convocato per discutere la situazione dei 22 lavoratori assunti e licenziati da Hds nel giro di un solo anno. Sindacati premono per la riapertura della vertenza al ministero

 

LECCE - Il grande assente al tavolo convocato oggi a Palazzo dei Celestini per affrontare la questione del licenziamento dei 22  ex lavoratori della manifattura tabacchi, confluiti nell’azienda Hds spa, è proprio Bat Italia. Con una comunicazione stringata, letta ad alta voce dall’assessore provinciale al Lavoro, Ernesto Toma, i vertici italiani del colosso britannico di sigarette si scusano per l’impossibilità di esserci. Tanto basta a far scattare la reazione di uno dei lavoratori presenti che esplode in un applauso liberatorio, sintomo che la pazienza è finita, logorata da mesi di vana attesa.

Ricapitolando, le 22 persone in questione sono state assunte nel luglio 2011 da Hds, una delle aziende presentate proprio da Bat Italia come alternativa per la ricollocazione dei lavoratori in seguito allo smantellamento della storica produzione di tabacchi a Lecce. Poi i corsi di formazione, ma ad aprile di quest’anno è già cassa integrazione in deroga regionale  fino alla comunicazione del nuovo licenziamento.

La motivazione è nella riduzione delle commesse su cui contava di avviare la produzione Hds, dopo un triplice cambio di programma: la ditta ha presentato tre piani industriali che sono passati dal settore turistico, alla produzione di flaconcini di sapone fino all’ultimo, a quanto pare fallimentare, tentativo di inserirsi nel mercato della pulizia e smaltimento dei pannelli fotovoltaici.

Nel giro di un anno i dipendenti Hds sono passati dall’assunzione al licenziamento collettivo. Ma “le avvisaglie che più di qualcosa non funzionasse nel piano di riconversione industriale firmato a Roma nel dicembre 2010 – avvisa il rappresentante Cisal, Vito Perrone – c’erano da tempo”.

Cgil, Cisl e Uil hanno presentato all’attenzione del numero uno della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, un documento unitario in cui chiedono a gran voce di riaprire la vertenza nella sede più appropriata: quella del ministero dello Sviluppo Economico. Urge una verifica ministeriale sull’iter di attuazione del piano di riconversione, anche per quanto riguarda la situazione delle altre due aziende che si sono insediate (non senza intoppi) all’interno della manifattura: Iacobucci ed Ip. “In Iacobucci la produzione è legata ai picchi di produzione, ma la situazione non è critica. Ad alcuni lavoratori Ip, invece, è stato chiesto di mettersi in mobilità”, precisa il segretario provinciale Cgil, Salvatore Arnesano.

L’obiettivo ultimo dei sindacati è inchiodare British American Tobacco Italia alle proprie responsabilità, provvedendo alla ricollocazione dei lavoratori, anche attraverso l’individuazione di altre aziende che potrebbero subentrare nell’accordo del 2010. A fronte, ovviamente, di un piano industriale forte e credibile.

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