Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Leverano

Beccati truffatori di enti religiosi e case di riposo: tra le vittime le suore di Leverano

Decine le persone indagate tra la Sicilia e Torino con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di circa 150 truffe scoperte dai carabinieri del comando provinciale di Siracusa. Spillati 1.500 euro ad un istituto ed Rssa leveranese. Fallito il raggiro ad una chiesa di Lecce

LECCE - Con argomenti affabulatori e convincenti riuscivano ad accattivarsi la fiducia dei propri interlocutori, scelti principalmente, e non a caso, tra responsabili di istituti religiosi e case di riposo. Così, per anni, un gruppo di truffatori seriali ha raggirato decine di enti che gestiscono scuole paritarie o case di riposo e di cura per anziani: 148 le truffe (tra consumate e tentate) perpetrate tra  il 2014 e il 2019 che sono state ricostruite dai carabinieri e dalla procura di Siracusa che ora hanno chiuso il cerchio e individuato i responsabili.

L’indagine ha toccato anche il Salento dove sono state accertate una truffa consumata ai danni di un istituto religioso, con annessa Rssa, gestito dalla suore a Leverano (spillata la somma di 1.500 euro), ed un raggiro sventato presso una chiesa di Lecce: qui la prontezza del parroco, che ha fiutato sul nascere che il contributo economico offerto nascondeva una potenziale truffa, ha fatto scattare la segnalazione presso i carabinieri.

I militari del comando provinciale di Siracusa, diretti dal capitano Giacomo Mazzeo, nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto procuratore  Salvatore Grillo, nelle scorse ore hanno sottoposto all’obbligo di dimora sette persone (quattro residenti nel Siracusano e tre nel Torinese) ritenuti i responsabili di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe a scapito di istituti religiosi e case di riposo in varie parti d’Italia.

Sono in corso le ricerche di un ulteriore soggetto destinatario dello stesso provvedimento accordato dal giudice per le indagini preliminari. Il giro d’affari complessivo ed illecito è stato quantificato in circa 254mila euro. Il modus operandi era pressoché identico in tutte le attività messe in auge dai truffatori. Cambiavano ovviamente solo le vittime designate.

Cosi come avvenuto anche a Leverano e Lecce, gli istituti religiosi, molti dei quali ricomprendenti scuole paritarie o case di cura e assistenza convenzionate, venivano contattati da soggetti che si presentavano in qualità di impiegati regionali, provinciali o comunali, direttori e impiegati di banca o di uffici postali. A seguito della “presentazione” si metteva in moto il meccanismo truffaldino per raggirare le ignare vittime.

I falsi impiegati preannunciavano l’avvenuto stanziamento, in favore degli stessi istituti, di somme variabili di denaro, nell’ordine di qualche decina di migliaia di euro, a titolo di contributo per le attività scolastiche o sportive svolte, rimborsi di vario genere, donazioni di benefattori, contributi pensionistici.

Carpita la fiducia dell’interlocutore, gli indagati riferivano che l’ente erogatore aveva erroneamente stanziato una somma maggiore rispetto a quella spettante, motivo per il quale veniva chiesta l’immediata restituzione delle somme eccedenti (in genere da mille a 3mila euro) precisando che si trattava anche dell’unica modalità per ricevere il contributo nel suo esatto e completo corrispettivo.

Il più delle volte, gli indagati sembravano disporre di elementi informativi veritieri sulla comunità religiosa contattata (nominativi, nome della banca dove i religiosi erano titolari del conto corrente, causale della sovvenzione spettante) generando piena fiducia negli interlocutori che si adoperavano nella restituzione delle somme “ricevute in eccesso”.

Le vittime, seguendo in maniera scrupolosa le indicazioni ricevute, restituivano le predette somme di denaro tramite vaglia postali veloci o mediante ricariche postepay, che l’indagine ha poi appurato essere intestati a complici dei truffatori. Dopo la restituzione del denaro (nel caso di Leverano l’istituto religioso aveva rimesso una somma pari a 1.500 euro), le vittime del raggiro, recandosi presso i rispettivi istituti di credito per la riscossione delle sovvenzioni o dei contributi promessi, si rendevano amaramente conto della truffa subita.

Oltre agli otto indagati, destinatari come detto dell’obbligo di dimora, sono stati denunciati in stato di libertà altri 69 soggetti, che dietro compenso (generalmente variabile dai 200 ai 400 euro), si adoperavano per procurare carte ricaricabili, schede telefoniche per contattare le vittime e notizie utili per guadagnarne la fiducia.

L’indagine dei carabinieri ha preso le mosse dalla constatazione del significativo aumento, a partire dai primi mesi del 2017, delle truffe in danno di istituti religiosi su tutto il territorio nazionale ed ha portato al riconoscimento di una banda di truffatori seriali che operava nel territorio siracusano ed estendeva le truffe, oltre che in Sicilia, in diverse regioni d’Italia, tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Puglia.

Nel corso dell’attività d’indagine la procura aretusea ha disposto anche il sequestro di 21 conti correnti riconducibili agli indagati. Durante le perquisizioni sono state sequestrate anche dieci carte di credito-debito, ulteriori otto carte “vergini” per la clonazione provviste di microchip e 16mila euro in contanti. Tre dei soggetti coinvolti nell’operazione sono risultati anche percettori di reddito di cittadinanza, per i quali è stata proposta la revoca del beneficio.

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