Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

"Carlo Benincasa poteva salvarsi", opposizione alla richiesta di archiviazione

Gli avvocati Prontera e Pepe sono convinti delle negligenze del 118. E accusano: "Vi fu un'attività spasmodica per aggiustare gli orari". Il politico morì di edema polmonare lo scorso anno. Il pm: "I soccorsi furono tempestivi"

L'avvocato Prontera durante la conferenza stampa di oggi.

 

LECCE – A causare la morte di Carlo Benincasa, consigliere comunale del Pd leccese scomparso nell'aprile 2011, non sarebbero stati solo i ritardi nell'arrivo dell'ambulanza del 118, ma anche il trattamento di primo intervento praticato dai sanitari. A sostenerlo, nell'opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero, i legali della famiglia Benincasa, gli avvocati Stefano Prontera e Paolo Pepe. Cinque le persone iscritte nel registro degli indagati: un medico, due infermieri ed altrettanti operatori di soccorso. Secondo i familiari del politico, i soccorsi sarebbero arrivati presso l'abitazione dove Benincasa era stato colto da malore con alcuni minuti di ritardo rispetto a quanto previsto dalla legge: otto minuti per i centri urbani.

LA RICOSTRUZIONE DEI LEGALI - La prima chiamata, eseguita dal figlio della vittima, giunge (secondo i riscontri dei tabulati telefonici) alle 20.47. Nella telefonata Giuliano Benincasa riferisce all'operatore che la causa del malore è un possibile edema polmonare, in considerazione del fatto che era già stato interessato in precedenza, più volte, dalla stessa patologia. In quei drammatici minuti sia il figlio del politico che la moglie chiamano altre volte il 118: l'ultima telefonata si chiude alle 20.58. Dati che, secondo i legali, dimostrerebbero la falsità del cartellino dell'emergenza del 118, "il quale attesterebbe l'arrivo della prima ambulanza alle 20.55 e della seconda alle 20.58".

Alle 20.59, infatti, la centrale operativa riceve una chiamata interna in cui si chiede l'intervento di un'ambulanza medicalizzata, che sarebbe giunta sul posto alle 21, a distanza di 13 minuti dalla prima chiamata. Errata, in tal senso, si evidenzia nell'atto di opposizione, l'attestazione del tracciato del defribillatore, il cui orario d’inizio è delle 20.50. Vi sarebbe stata, ha evidenziato l'avvocato Stefano Prontera, "un'attività spasmodica finalizzata ad aggiustare gli orari".

Secondo i legali e un consulente di parte, il dottor Perrone, vi sarebbero poi stati "profili di negligenza, imprudenza e imperizia nell'assistenza prestata dai sanitari del 118, con l'attivazione di procedure nocive per Carlo Benincasa, tali da determinare un collasso delle condizioni dello stesso, così come peraltro confermato dai testimoni oculari presenti dal momento del primo malore sino al tragico evento".

In sintesi, secondo i legali, vi sarebbero stati ritardi nell'intervento dei sanitari e negligenze degli stessi, che avrebbero accelerato un decesso che, con ogni probabilità, poteva essere evitato.

IL PM: “SOCCORSI TEMPESTIVI” - Diversa l'ipotesi del sostituto procuratore Emilio Arnesano, che, nella richiesta di archiviazione, evidenzia che "non emergono elementi idonei per sostenere l'accusa in giudizio. Ed invero i consulenti tecnici hanno accertato che l'intervento delle autoambulanze e della prestazione sanitaria è stata tempestiva e corretta, non sussitendo quindi alcun profilo di colpa a carico degli operatori sanitari". La parola passa ora al gip, che deciderà al termine dell'udienza in camera di consiglio.
 

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