Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Confische milionarie, sequestri di droga e arresti. Il bilancio 2013 della Dia di Lecce

Le operazioni degli uomini della Direzione investigativa antimafia si sono svolte nelle tre province della Puglia meridionale e hanno portato a confische per circa 31 milioni di euro. Tra i blitz che segneranno l'anno agli sgoccioli, quello concluso con l'arresto di tre trafficanti di eroina in estate

Il dirigente della sezione operativa della Dia di Lecce

LECCE – Droga ed estorsioni esistono, eccome. Ma la Sacra corona sarebbe sempre meno “unita”, affermano in via del Delfino . A dimostrarlo, la carrellata di attività investigative della Dia di Lecce relative al 2013 e illustrata nel corso della mattinata, in cui sono state snocciolate le principali operazioni condotte nelle tre province di Lecce, Brindisi e Taranto,  dagli uomini della Dia del capoluogo salentino, la Direzione investigativa antimafia. A conferma del fatto che, più che clan, alcune attività illecite rappresentano sempre più spesso iniziative di singoli individui apparentemente "outsider" della criminalità, ma non per questo meno organizzati.

Oltre alla confisca di beni mobili ed immobili per un valore complessivo di 31 milioni di Euro, di cui una porzione notevole, di 28 milioni, soltanto nel Tacco d’Italia, l’attività interforze ha portato anche all’arresto di tre cittadini di nazionalità albanese, ritenuti responsabili di traffico internazionale di sostanze stupefacenti: nelle mani del personale della Dia sono finiti, in quella occasione, 3,5 chilogrammi di eroina pura che, una volta “tagliata” avrebbe fruttato un quantitativo dieci volte maggiore con annessi introiti.

Un latitante, sempre proveniente dal Paese delle Aquile, e ricercato in ambito internazionale da 12 anni, è stato stanato e tratto in arresto. Doveva già scontare una pena di 8 anni di reclusione per  traffico di droga. Il dirigente della sezione operativa della Dia di Lecce, Leonzio Ferretti, ha ricordato le due confische definitive che hanno destato più scalpore, relative ai beni mobili e immobili di Santo Paglialunga e Giovanni Tredici, entrambi salentini.

Nel primo caso, risalente al mese di gennaio, la Corte di Cassazione ha emsso, infatti, il provvedimento nei confronti del 63enne di Aradeo, imprenditore nel settore delle carni, accusato di usura aggravata. Fra i beni, conti bancari inclusi, finiti nelle mani dello Stato, per un valore di oltre 8 milioni di euro, c’era persino il Castello Lazzari, in contrada Capano, a Cutrofiano, un Kartodromo a Galatina e svariate ville appartenente a Paglialunga e ai suoi famigliari. Oltre a diversi altri locali e alla stessa abitazione dell’uomo, un immobile di enormi dimensioni, dotato di piscina.

Attraverso l’istituto finanziario “Aradeo spa”, Paglialunga aveva messo su un espediente per camuffare il business dell’usura, costringendo i clienti a sottoscrivere contratti di mutuo lasciati in bianco. Poi completati in un secondo momento con una maggiorazione delle cifre rispetto al prestito reale. Furono 570 quelli rinvenuti dalla Dia durante la perquisizione.

Si aggira a 4 milioni di euro, invece, il valore dei beni confiscati all’agricoltore 44enne di Copertino, Giovanni Tredici, condannato per i reati di associazione a delinquere, detenzione di armi, estorsione e rapina. L’impero immobiliare dell’uomo, composto da otto appartamenti, due conti correnti bancari e 40 appezzamenti di terreno per un totale di 42 ettari, era già stato sottoposto a sequestro nel mese di giungo del 2010. Uno, in particolare, era stato concesso, con tanto di canone di d’affitto per circa 36mila euro all’anno, a una ditta specializzata nella produzione di energia fotovoltaica. Il 44enne fu incastrato dagli inquirenti, per via di quella evidente sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita condotto, nel quale erano contemplate diverse autovetture di lusso.

Altrettanto “redditizio” per lo Stato, anche il sequestro disposto nei confronti di Agostino Marzo, nel mese di marzo, poi convertito in confisca definitiva quattro mesi dopo. Il 53enne di San Donato di Lecce, titolare dell’impresa di autodemolizioni del posto, la “Euro 2000”, si è visto strappare dalle mani i propri conti correnti bancari, quattro società e diversi immobili, per un valore di circa  15 milioni di euro. Già gravato da precedenti penali legati alla detenzione illegale di armi e munizioni, furto, ricettazione e violazioni delle norme in materia ambientale, il 53enne balzò agli onori della cronaca anche per alcune vicende giudiziarie relative a sua moglie.eroina3-2-2-2-2

Quest’ultima, infatti, legale rappresentante di una delle società che amministra l’attività di autodemolizioni, fu denunciata per manodopera illegale e per alcune irregolarità riscontrate dai militari del Nucleo operativo e d ecologico dell’Arma, nello smaltimento dei mezzi da rottamare. Nello stesso blitz, del resto, gli uomini della Direzione investigativa antimafia, trovarono circa 50mila carcasse di veicoli, accatastate in un’area di enormi proporzioni, colpita da un incendio in un paio di occasioni, alcuni anni addietro, rispettivamente nel 2007 e nel 2009.

A segnare l’archivio delle attività eseguite dalla Dia nella provincia di Lecce, inoltre, l’arresto dei tre trafficanti di eroina, fermati dopo un rocambolesco inseguimento, a fine luglio. Nell’ambito di quella operazione, in cui fu scoperta un’autovettura con i chili di stupefacente nascosti un vano creato nella ruota (in foto), fu bloccato Kristaq Boci, 43enne originario di Valona, scovato a Lecce in casa di un connazionale. L’uomo, che  durante la fuga ha cambiato diversi nomi e identità,  era ricercato da tempo e su di lui pendeva un ordine di carcerazione di 8 anni e 8 mesi, emesso dalla Procura di Bari. Significativo, infine, il dato relativo agli accessi nei cantieri finalizzati ai controlli antimafia (a Lecce sono stati due, in tutto),  così come i referti informativi redatti per il rilascio della stessa certificazione. Sono state  331 nel Salento, sintomo, secondo le parole del vicequestore aggiunto Ferretti “di una sensibilità maggiore che il prefetto di Lecce ha mostrato sul tema. In questa provincia, tutti i 99 comuni hanno, infatti, sottoscritto il protocollo antimafia”.


 

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