Cronaca

Bimba chiamò il 113 per lite in casa, la storia tocca i cuori del Sap

"Sono stufa di vedere papà che picchia la mamma". Partendo da quella vicenda, il sindacato scrive al questore di Lecce nella speranza che sia riconosciuta pubblicamente la capacità di chi ha operato quel giorno

LECCE – La storia della bimba salentina di dieci anni che, con estremo coraggio e un profondo senso di protezione verso mamma e fratellino, ha composto il 113 per chiedere l’intervento della polizia, sperando di mettere fine a una situazione familiare ormai insopportabile, ha colpito i cuori di molti.

“Sono stufa di vedere papà che picchia la mamma”. Sono state queste, pressappoco, le parole espresse al telefono con un operatore che, per circa cinquanta minuti, l'ha tenuta impegnata in una conversazione (lei si era nascosta nel bagno), catturando la sua fiducia e riuscendo a conoscere il comune del basso Salento dove si stavano verificano i fatti, la via e il civico preciso, indirizzando così la volante nel luogo esatto.    

Anche i cuori del Sap, Sindacato autonomo di polizia, sono rimasti trafitti dalla vicenda. L’hanno appresa da LeccePrima, in una recente cronaca che ha svelato dettagli di un caso non proprio recente (risale a circa un mese addietro), e destinati forse a rimanere sepolti negli archivi. Tanto particolare lo sviluppo della trama, che vede altro protagonista un assistente capo di servizio quel giorno presso il commissariato di polizia di Gallipoli, da decidere di inviare nelle scorse ore una lettera al questore di Lecce, Pierluigi D’Angelo. La missiva porta in calce la firma del segretario generale, Gianni Tonelli.

UNA LETTERA AL QUESTORE PER PREMIARE LE DOTI UMANE

Tonelli, come noto alle cronache nazionali, non va per il sottile nelle sue denunce verso la pubblica amministrazione, quando i suoi associati riscontrino presunte inadempienze. Spesso s'è scontrato apertamente con i vertici. Ma allo stesso modo è anche pronto a elogiare l’efficienza di quella stessa macchina, nella risoluzione di casi spinosi e spesso molto delicati, proprio come questo.

Ed è puntando proprio sulla competenza e la professionalità con cui si sono mossi l’operatore e gli altri suoi colleghi che quel giorno hanno raggiunto la località, peraltro non proprio vicina a Gallipoli (un luogo che per ovvie ragioni di tutela dei due minori, continuiamo a non svelare, insieme ad altri dettagli), che è partito un elogio, forse anche nella speranza che si possa arrivare a un riconoscimento pubblico per chi ha operato.

La lettera non è priva nemmeno di spunti interessanti. Perché, partendo proprio dalla perfetta gestione di quel caso, il Sap rimarca l’importanza di puntare sempre più verso una formazione adeguata.

Se la bimba ha avuto senz’altro un forte coraggio, infatti, l’operatore è stato abile nel gestire la situazione con freddezza celata dietro il calore e la cordialità della voce, usando quindi un pizzico di psicologia per riuscire a carpire i dati rilevanti, spaziando nel frattempo fra aspetti della vita quotidiana, dalla scuola alle altre passioni, e tenendola al sicuro, sebbene a distanza, nel suo nascondiglio, fino all’arrivo dei colleghi. Un’esitazione, un modo di porsi più distaccato, e forse dall’altra parte la bimba si sarebbe potuta scoraggiare (ricordarsi che sono trascorsi ben cinquanta minuti) e quindi riagganciare.

Il Sap, fra le righe, si chiede se per carenza di particolari doti, allora, non si corra il rischio a volte che restino nel sommerso tanti piccoli e grandi drammi familiari che si consumano ogni giorno al chiuso delle pareti domestiche. Ed ecco che si domanda che non passino inosservate proprio queste facoltà, l’uso nel lavoro della testa e del cuore.

COSA ACCADUTO DOPO LA CHIAMATA

Quel giorno, va aggiunto, i poliziotti arrivati sul posto (è la parte della storia ancora inedita, Ndr), si erano ritrovati di fronte a una donna molto agitata, che non avrebbe esitato a confermare l’ennesima lite con il consorte, il quale, però, si era allontanato poco prima dell’arrivo della volante. Stretta al bicipite destro, in effetti sembra che avesse alcuni lividi. Tuttavia, nella circostanza ha rifiutato le cure mediche, pur rassicurando che le pratiche per la separazione erano ormai in corso.

I poliziotti non erano andati via subito. L’uomo, a un certo punto, probabilmente dopo aver sbollito la rabbia, aveva fatto rientro, trovandoli ancora in casa. Nella circostanza, come riportano le annotazioni di quel giorno, avrebbe confermato sia la lite, sia di aver stretto il braccio, nell'impeto del momento. In casa c’erano anche i due bimbi, non solo quella che aveva poco prima composto il 113, ma anche il fratello ancor più piccolo, loro malgrado costretti anche in altre occasioni a sorbire le accese discussioni (confermate da entrambi).

L’uomo sarebbe stato diffidato dall’usare ancora violenza. La donna, resa edotta dei suoi diritti, qualora avesse inteso sporgere denuncia. Il resto, è storia che forse avrà dei seguiti.

DALL'ALTRA PARTE DEL TELEFONO

Ma chi c’era dall’altro capo del telefono, quel giorno? Era l’assistente capo Roberto Russo. Napoletano, è in servizio da anni presso la questura di Bologna. La scorsa estate, ha fatto parte del personale richiamato a rimpolpare proprio il commissariato di polizia gallipolino nel momento di massima difficoltà nella gestione del servizio d’ordine pubblico sull’area jonica (e non solo), in seguito al Patto integrato sottoscritto dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano, il 28 maggio scorso presso la Prefettura di Lecce.

Il destino e un accordo per un aumento del personale, da anni invocato proprio per far fronte alle esigenze del Salento, l’hanno condotto nel Salento. E la sua voce, è quella che ha accompagnato una bimba di dieci anni a uscire, forse, da un incubo.

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