Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Bimba di 4 anni in Rianimazione: ma non è una caso di sospetta meningite

E’ stata trasferita a Bari la piccola paziente leccese in osservazione da venerdì. Si tratta in realtà di una encefalomielite

Gli interni del "Vito Fazzi" di Lecce

LECCE – Si era diffuso il panico, nelle ultime ore in Salento, temendo un caso di meningite su una bambina di appena quattro anni. Un problema, anche grave, esiste per davvero, ma non si tratta di quanto sospettato. La bimba leccese, come ha chiarito la Asl, è stata trasferita nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Giovanni XXIII” di Bari, ma a causa di una encefalomielite. La piccola degente ha infatti lasciato l’ospedale leccese “Vito Fazzi” nella serata di ieri, dopo un monitoraggio da parte dei medici che è cominciato venerdì. Davanti al rischio di complicazioni respiratorie, il personale sanitario ha preferito affidare la bambina alle cure della struttura barese.

Il primario della Pediatria, dottor Piero Caprio, spiega che «sono stati svolti tutta una serie di esami diagnostici, il cui esito negativo ha escluso decisamente che si possa trattare di meningite». «Sia gli esami colturali – aggiunge – sia quello per lo streptococco pneumoniae, ossia la meningite, hanno dato risultato negativo. Non c’è dunque nessuna infezione batterica, ma una forma virale di encefalomielite. Una patologia seria da fronteggiare, per cui ringraziamo i colleghi del Pediatrico di Bari – con i quali restiamo in stretto contatto - per aver messo a disposizione il posto letto per la nostra piccola paziente. Detto questo, ribadisco che la paziente è stata seguita con cura e la patologia individuata in modo preciso dai sanitari del Fazzi, che però non hanno a disposizione gli strumenti di una struttura altamente specializzata come quella di Bari”.

Doverosa, quindi, la rassicurazione finale che Caprio condivide con Alberto Fedele, direttore del Dipartimento di Igiene e salute pubblica della Asl di Lecce: “Non c’è alcuna profilassi da fare a persone o cose, né alcun rischio di contagio. Non è un caso che deve destare preoccupazione, almeno per quanto riguarda i risvolti legati all’infettività”.

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