Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Bimba sequestrata, la donna: "Volevo solo aiutarla". Il complice nega ogni coinvolgimento

Valentina Piccinonno, una delle due persone accusate del sequestro, è comparsa dinanzi al gip Vincenzo Brancato per l'udienza di convalida dell'arresto. La 31enne ha raccontato di non aver premeditato alcun rapimento, ma di essersi imbattuta in questa bimba apparentemente sola e in cattive condizioni, quasi in cerca di aiuto e di averla soccorsa. Giovanni Giancane ha invece spiegato di avere solo accompagnato la donna

LECCE – Un gesto istintivo, materno. Sarebbe stato questo lo stato d’animo in cui è maturato il rapimento della bambina di origini bulgare, di appena sei anni, avvenuto lunedì sera a Monteroni. A sostenerlo Valentina Piccinonno, di 31 anni e residente a Lecce, una delle due persone accusate del sequestro. La donna, assistita dagli avvocati Luigi Piccinni e Anna Celenia Solda, è comparsa dinanzi al gip Vincenzo Brancato per l’udienza di convalida dell’arresto.

La 31enne ha raccontato di non aver premeditato alcun rapimento, ma di essersi imbattuta in questa bimba apparentemente sola e in cattive condizioni, quasi in cerca di aiuto. A quel punto la Piccinonno avrebbe, a suo dire, deciso di portarla con sé per aiutarla. Una tesi che non sembra avere riscontro nella tesi degli inquirenti ma che avvalora la pista della ricerca disperata di una maternità desiderata a lungo e sfociata in un delirio criminale. I legali della donna hanno, infatti, chiesto la scarcerazione e il ricovero in una struttura riabilitativa.

Giovanni Giancane, 45enne di Monteroni, la seconda persona arrestata dai carabinieri, ha invece negato ogni addebito, spiegando al giudice di avere semplicemente accompagnato la presunta complice a Monteroni. “Non ero a conoscenza delle sue intenzioni”, ha detto l’uomo. Nel video diffuso dai carabinieri, però, si vede chiaramente el'uomo allontanarsi, a bordo di una moto, con la bimba e la Piccinonno.

Si è trattato di un rapimento lampo che si è concluso, dopo poche ore di angoscia, e un’indagine tanto rapida quanto efficace, condotta dai carabinieri di Monteroni, coordinati dal maresciallo Giordano Protopapa, e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Lecce, diretta dal tenente Alessio Perlorca.  Il blitz degli uomini del Reparto operativo, coordinato dal colonnello Saverio Lombardi, ha liberato la bambina (riconsegnata subito ai genitori) e ha portato all’arresto dei due autori del sequestro.

La vicenda sembra ruotare proprio attorno alla figura della Piccinonno, una donna con un passato turbolento e una situazione difficile alle spalle. Tanti gli enigmi però da sciogliere in un episodio in cui il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone, titolare delle indagini, e i carabinieri stanno mettendo insieme i tasselli di un’indagine complessa. Molti i misteri da svelare in questa vicenda da incubo: il motivo del sequestro, le finalità, la presenza di eventuali complici e committenti, la scelta della vittima e le modalità di premeditazione e attuazione del piano. Ogni ipotesi vieni analizzata e presa in considerazione.

L’incubo, per la piccola, è cominciato nel tardo pomeriggio di lunedì, nei pressi di un parco giochi, nell’area mercatale di Monteroni di Lecce. La bambina, figlia di un giardiniere e di una badante, vive nella cittadina assieme a due fratelli più grandi, di 15 e 13 anni, e alla sorellina, più piccola. E’ stata proprio quest’ultima a essere adescata, in un primo momento, dalla coppia. Il 45enne, presentatosi come “Gianni”, avrebbe offerto un gelato alla bambina di 9 anni, con la quale il piano non ha però funzionato. Con quella più piccola è stato tutto più semplice: la vittima sarebbe salita a bordo di una moto assieme ai due, sotto gli occhi disperati e confusi della sorella. La piccola avrebbe persino tentato di inseguire il mezzo, ma non ha potuto fare altro che raccontare tutto al padre, una volta rincasato.

I genitori, in preda alla disperazione, si sono rivolti ai carabinieri. Hanno raccontato loro l’accaduto, e fornito i pochi indizi a disposizione: il motociclo, la descrizione dell’uomo, e quel nome, “Gianni”, che ha fatto scattare più di un sospetto agli inquirenti. Il primo pensiero è stato per Giancane, volto noto ai militari del luogo, poi rintracciato in un bar, da solo, ma in stato di ebbrezza alcolica. Interrogato dagli investigatori, ha indicato il nome della Piccinonno, dichiarando che la piccola si trovava in compagnia della 31enne, nella sua abitazione in via Marcianò. Da lì il blitz e la liberazione.

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