Bimbo pestato e immerso nell'acqua rovente: nessuno sconto per patrigno e madre

Nove anni all'uomo, tre alla donna: confermate le pene già stabilite in primo grado. La triste vicenda arriva dalla zona di Sannicola. L'uomo, in diverse circostanze, sarebbe passato dalle minacce alle vie di fato, colpendo la vittima con calci, pugni, schiaffi e usando persino mazza da baseball e cinghia

LECCE – Confermate in appello le condanne per una triste storia di violenza, degrado, soprusi e infanzia violata avvenuta alcuni fa a Sannicola, comune di poche migliaia di abitanti a una manciata di chilometri da Gallipoli. Una vicenda di abusi consumati a danno di una giovane creatura, per di più nel contesto familiare.

A farne le spese un bambino che all’epoca dei fatti aveva meno di cinque anni. Una vicenda che si era conclusa in primo grado con due condanne a nove e tre anni di reclusione. Pene che oggi, i giudici della Corte d’appello di Lecce, hanno confermato. Pena più severa per il patrigno del bimbo, di 34 anni. Tre anni, invece, per la madre della vittima, di 36 anni. I fatti si riferiscono al periodo tra il dicembre 2006 e il gennaio 2007.

Le indagini dei carabinieri della stazione di Sannicola, coordinati dal pubblico ministero Stefania Mininni, hanno portato alla luce uno scenario davvero drammatico, con il patrigno del bambino che in più occasioni avrebbe minacciato di morte la vittima. Minacce e ingiurie continue, uno vero e proprio stress psicologico e un clima di terrore in cui al bimbo sarebbe stato anche imposto ad ammettere di aver assistito alle numerose frequentazioni maschili della madre.

Il 34enne lo avrebbe costretto anche a compiere dei lavori pesanti come pulire il viale e lavare la sua motocicletta, dicendogli: “Altrimenti ti ammazzo”. L’uomo, in diverse circostanze, sarebbe passato dalle parole alle vie di fatto, colpendo la piccola vittima con calci, pugni, schiaffi, morsi, tirandogli i capelli e le orecchie, e addirittura con una mazza da baseball e una cinghia. Una violenza brutale e gratuita, sfociata in sevizie. Il bimbo, infatti, sarebbe stato anche immerso nella vasca da bagno colma di acqua bollente, tanto da provocargli ustioni e febbre alta.

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Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Francesco Piro e Michelangelo Gorgoni. L’avvocato Tiziana Petrachi, in qualità di curatore speciale del minore, era rappresentata dall’avvocato Massimiliano Petrachi, che si è costituito parte civile nel processo. Nei suoi confronti il giudice di primo grado, Michele Toriello, aveva disposto una provvisionale di 100mila euro. 

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