Le mani della Scu sul gioco d’azzardo: arresti e sequestro da 7 milioni di euro

Il blitz, condotto dalla guardia di finanza, anche in altre province d’Italia e all’estero. Nuovo colpo inferto a un’organizzazione orbitante attorno al clan Coluccia

Un militare durante il blitz.

LECCE – Un duro colpo è stato inferto, all’alba, nei confronti di una vasta organizzazione stanata da una settantina di militari del Gico del Nucleo di polizia economico e finanziaria di Lecce, il Gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata. Dieci in manette di cui tre in carcere, altrettanti ai domiciliari e i restanti quattro sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, su disposizione del gip del Tribunale di Lecce, Edoardo D’Ambrosio. Sono in totale 29 gli indagati a piede libero per svariati reati in concorso tra Galatina, Aradeo, Carmiano e Corigliano d'Otranto. Maxi sequestro preventivo di beni mobili ed immobili, compendi aziendali e quote nei confronti di sette società, conti correnti e depositi anche personali per un valore di circa 7 milioni di euro.

L'indagine coordinata dalla Dda di Lecce, la Direzione distrettuale antimafia ed è stata denominata "Dirty slot", per indicare simbolicamente i torbidi affari del clan malavitoso. I coinvolti nell'operazione risponderanno delle accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso, frode informatica, esercizio di giochi d’azzardo ed esercizio abusivo di giochi e scommesse aggravati dal metodo mafioso, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori.

I riflettori degli investigatori sono stati puntati sulle slot e giochi per le scommesse sportive: i finanzieri hanno scoperto un presunto sodalizio criminale di stampo mafioso, dedito alle estorsioni, alla truffa informatica e al gioco d’azzardo. I componenti dell’organizzazione sono stati ritenuti vicini al clan Coluccia di Galatina e ad alcune frange brindisine della Sacra corona unita. Si tratta di Alberto Marra, 50enne, Massimiliano Marra, 48enne, e Gabriele Antonio De Paolis, 42enne, tutti e tre di Galatina, ristretti nell’istituto penitenziario leccese. Ai domiciliari sono invece finiti: Leonardo Costa, 57enne di Corigliano d'Otranto, Luigi Marra, 77enne di Galatina e Pamela Sabina Giannico, 46enne di Galatina. In quattro, infine, sottoposti alla misura dell’obbligo di firma: Andrea Bardoscia, 30enne di Galatina, Daniele Donno, 26enne di Corigliano d'Otranto, Stefano Greco, 32enne di Aradeo e Maurizio Zilli, 36enne di Galatina.

Il video: i finanzieri coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia

Secondo i riscontri investigativi, il gruppo avrebbe controllato il mercato del gaming con modalità mafiose nel Tacco così come nelle province di Brindisi, Taranto, Frosinone e Latina. Tutto è cominciato dalla denuncia sporta da un imprenditore salentino, operante nella produzione e noleggio di videoapparecchi da gioco e da alcune dichiarazioni rilasciate da collaboratori di giustizia. L’uomo sarebbe rimasto vittima di una estorsione,  da parte di un pregiudicato vicino al clan Coluccia. Il malcapitato avrebbe dovuto pagare il “pizzo” pur di tenere le proprie slot machine nei locali tra Galatina e Noha. Ma non è tutto. Durante l’indagine delle fiamme gialle, le intercettazioni telefoniche e ambientali hanno anche rilevato anche un secondo tentativo di estorsione ai danni di un altro titolare di sala giochi, questa volta a Corigliano d’Otranto.

I due fratelli Marra, Alberto e Massimiliano, titolari della Teckno win srl, azienda operante nel settore dei videogiochi e già indagati nell’ambito di un altro procedimento penale e sempre ritenuti vicini al noto clan galatinese, sarebbero stati identificati come i “beneficiari” delle azioni della compagine mafiosa: quest’ultima avrebbe imposto a volte anche con violenza fisica a titolari di bar, ristoranti e sale da gioco l’installazione di circa 400 videogiochi prodotti dalla Tecno win srl.

Secondo le indagini dei finanzieri, i fratelli Marra sarebbero a capo di un gruppo dedito alla manipolazione e alterazione delle schede di gioco e nell’attività di raccolta illegale delle scommesse per via telematica, effettuata per mezzo di congegni elettronici collegati a bookmaker stranieri, privi di autorizzazione ad operare in Italia, sottraendo gli introiti alla tassazione statale. Congegni dunque "taroccati" per interrompere i flussi telematici di comunicazione ai Monopoli di Stato. Quegli stessi proventi, hanno scoperto le fiamme gialle, venivano piuttosto riciclati nell’avvio di nuove attività intestate a terzi individui, “insospettabili”, per proteggere l’impero patrimoniale del clan salentino della Scu.

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria leccesi hanno effettuato sequestri di apparecchiature elettroniche e svolto una verifica fiscale nei confronti della società: hanno rilevato una enorme evasione fiscale di circa 2,5 milioni di euro e di oltre 15 milioni di euro di Iva, grazie anche alla scoperta di documentazione extracontabile in formato digitale rinvenuta negli hard disk della società, ricostruita dai militari delle fiamme gialle.

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