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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca

Body shaming a una fan salentina, arriva l'assoluzione per l’ex concorrente di "Amici"

Il 21enne napoletano Daniel Cosmic era finito al banco degli imputati per aver deriso in una diretta su Instagram una ragazza di 15 anni. Per il giudice l'accusa non era diffamazione, ma ingiurie, reato derubricato

LECCE - Il reato è stato riqualificato in quello di ingiurie, oramai depenalizzato, ed è stata così disposta l'assoluzione. E’ questo il finale della vicenda che vedeva al banco degli imputati il cantante napoletano Daniel Cosmic, in origine Daniel Piccirillo, di 21 anni, divenuto popolare grazie alla sua partecipazione al programma televisivo “Amici”, per aver rivolto pubblicamente offese sull’aspetto fisico di una sua fan all’epoca 15enne, originaria di un comune del Nord Salento.

Nel processo che si era aperto il 18 novembre scorso davanti al giudice della prima sezione penale del tribunale di Lecce Fabrizio Malagnino, rispondeva dell’accusa di diffamazione aggravata dai futili motivi.

A mandarlo a giudizio era stata la Procura di Lecce, all’esito delle indagini avviate dopo la denuncia della madre della ragazza, attraverso l’avvocato Francesco Cazzato.

L’episodio di body shaming risale ad aprile del 2020, quando il cantante si rese disponibile a incontrare alcune follower in una diretta su Instagram, sbeffeggiandola con battute sul peso, accompagnate da risatine mortificanti: “Il tuo ragazzo ideale? …Allora, commestibile, l’importante è che te lo mangi. Immagino che fai disperare tua mamma. È capitato a volte che te la sei mangiata? Cosa fai come hobby oltre che mangiare?”; “Come stiamo? Se non ci mangi stiamo molto bene”.

Quelle parole non solo spezzarono il cuore dell’adolescente per la quale fu necessario ricorrere all’aiuto di uno psicoterapeuta, ma scatenarono la rabbia sul web. A nulla valsero le scuse del cantante e la chiusura del suo profilo Instagram, a fermare il procedimento penale partito dalla denuncia per denigrazione, offese pubbliche e cyberbullismo sporta dal legale della famiglia alla polizia postale.

Tuttavia, il processo è terminato già alla prima udienza, quando il giudice Malagnino, dopo aver visionato gli atti del procedimento, ha sciolto la riserva, sostenendo che "il diretto coinvolgimento della vittima, quale immediata interlocutrice, impone di associare la riscontrata condotta al fenomeno dell'ingiuria piuttosto che quello della diffamazione, con conseguente pronuncia assolutoria, in virtù dell'abrograzione di questo reato".

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