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Cronaca Alliste

Bomba carta in piazza, poi gli spari contro l’abitazione dei baby testimoni: due arresti

Chiuso il cerchio sugli episodi avvenuti il 5 e il 6 gennaio scorsi ad Alliste. Tutti i retroscena nell’ordinanza: uno degli indagati avrebbe minacciato di morte con un coltello una tredicenne

ALLISTE - Prima il lancio di una bomba carta in piazza San Quintino, ad Alliste, con l’avvertimento a una decina di minorenni, che si trovavano sul posto, “stasera vi uccido tutti”, poi le minacce di morte a due di questi, un fratello e una sorella rispettivamente di 15 e 13 anni, brandendo un bastone e un coltello, e ai loro familiari.

E’ questo l’incipit della vicenda avvenuta tra il 5 e il 6 gennaio scorsi che si è conclusa ieri con l’arresto di Marco Renna, 33enne di Alliste, già sorvegliato speciale e condannato per evasione.

Dopo essersi reso per giorni irreperibile, i carabinieri, con l’ausilio del personale della tenenza della Guardia di Finanza di Casarano, lo hanno rintracciato nella frazione di Torre San Giovanni di Ugento e lo hanno accompagnato in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lecce Angelo Zizzari.

Prima di lui a fare ingresso nel penitenziario di “Borgo San Nicola” nell’ambito della stessa inchiesta, Tiziano Cino, il 42enne di Ugento  che, su indicazione dello stesso Renna, avrebbe esploso sei colpi di una pistola semiautomatica, calibro 7.65, contro la porta di ingresso dell’abitazione della famiglia con cui l’amico si era “scontrato”. Quest’ultimo, già interrogato dal giudice una settimana fa, assistito dall’avvocato Ezio Garzia, non ha potuto negare tale circostanza, in considerazione del fatto che nel suo cellulare, i militari hanno trovato bene tre video di lui impegnato a compiere l’azione.

Nessuna dichiarazione è stata invece rilasciata da Renna, che oggi, affiancato dall'avvocato Giorgio Caroli, ha comunicato al gip la sua volontà di avvalersi della facoltà di non rispondere.

A dare una svolta alle indagini dei carabinieri della compagnia di Casarano, coordinati dalla sostituta procuratrice Rosaria Petrolo, sono state le testimonianze dei minori e dei familiari; il ritrovamento dell’arma; l’analisi dei tabulati telefonici e dei video delle telecamere di sorveglianza della zona, estrapolati dai militari della stazione di Racale, in cui si è verificata l’esplosione dell’ordigno, un’esplosione talmente violenta da causare la sospensione dell’energia elettrica in tutto il paese per dieci minuti.

Dopo l’episodio, i due fratelli si recarono in casa del 33enne. Qui, la più piccola si sarebbe ritrovata un coltello a scatto puntato alla gola, mentre il fratello sarebbe stato intimidito con frasi di questo tenore: “Stasera tuo padre muore, vengo e gli sparo, dopo tuo padre, tocca a te”. L’uomo non si sarebbe placato neppure all’arrivo dei familiari, tanto che il padre dei minori per fermarlo sarebbe stato costretto a strattonarlo.

Questo avrebbe fatto maturare in  Renna la decisione di ingaggiare l’amico che, a bordo di una Mercedes, avrebbe raggiunto l’abitazione della famiglia “nemica”, premendo per sei volte il grilletto.

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