Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca Pompilio Cazzella

Paura nella notte, ordigno sventra serranda di un supermercato

L'attentato eseguito ai danni del P&G di via Cazzella, dove, prima del cambio di gestione, risiedeva un'attività sequestrata dalla Dia a Giovanni Mazzotta di Monteroni. Ingenti i danni, anche all'interno. Indagano i carabinieri

Servizio fotografico di Antonio Quarta.

 

LEVERANO – Un’esplosione sorda ha infranto la quiete notturna in via Pompilio Cazzella e nei vicoli limitrofi, a Leverano. Con la notizia che in pochi minuti ha fatto il giro del paese. Ignoti, poco dopo le 23, hanno piazzato un ordigno davanti all’ingresso del supermercato facente capo al marchio P&G Business Service. In frantumi i vetri al di là della saracinesca e, per il violento urto di rimando, quelli del piano superiore, dove sorge un appartamento privato, ma anche bottiglie stipate all’interno del market, ed è volato per aria qualche calcinaccio.

Un danno non da poco, prodotto da un ordigno presumibilmente di media entità, piazzato proprio a ridosso della prima delle due serrande, sull’angolo in basso a sinistra. Il contraccolpo l’ha schiusa come il coperchio di un barattolo.

La bomba è stata piazzata sfruttando un muretto, che ha funto da riparo da occhi indiscreti, ed ha scosso una lunga e stretta via di raccordo fra il centro e la periferia della “città dei fiori”. Al momento non è chiaro se i malviventi abbiano usato un’auto o un mezzo a due ruote per arrivare sul posto e fuggire. Ed è un gesto tanto più inquietante, quello di questa notte, se si considera che si tratta di un’attività che – giocoforza - ha dovuto cambiare di recente gestione. Ora è amministrato da due giovani imprenditori del posto. 

Nel maggio di quest’anno, infatti, la società a responsabilità limitata che fino ad allora, nello stesso locale, vi aveva gestito a sua volta un market, fu posta sotto sequestro penale, insieme ad altre due simili, più a quattro immobili e ad un appezzamento di terreno (valore totale: 1,6 milioni di euro), perché, secondo indagini della Dia, coordinate dalla Procura antimafia di Lecce, si trattava in tutti i casi di aziende o proprietà riconducibili in modo diretto, o tramite prestanome, a Giovanni Mazzotta, alias “Gianni Conad”, 46enne di Monteroni di Lecce, in odore di appartenenza al clan Tornese della Scu, e già condannato per traffico di stupefacenti.

Certo, a poche ore di distanza dall’esplosione, è prematuro ipotizzare qualche collegamento diretto fra quella vicenda, sulla quale la macchina giudiziaria è ancora in moto, e quest’attentato, che giunge oltretutto in un momento molto particolare, per la comunità leveranese, che proprio nelle prossime ore si appresta a celebrare i funerali del comandante della stazione locale dei carabinieri, stroncato da un infarto la notte di domenica. Si tratta, comunque, di un dato del quale gli inquirenti dovranno ovviamente tenere conto, nei loro approfondimenti. 

Tant’è. Sembrava fosse scoccata di recente la scintilla di una rinascita, e invece non c’è davvero pace, per l'immobile che ospita il supermercato, dove nella notte sono confluite ancora una volta le pattuglie dei carabinieri della stazione locale e del nucleo radiomobile di Campi Salentina, mentre dal comando provinciale sono stati inviati gli artificieri per la valutazione sul tipo di esplosivo piazzato. Sul posto, anche un’auto della Fidelpol, istituto di vigilanza privata, che si è fermata nel corso del suo giro di ronda ed ha dato l’allarme, insieme a diversi cittadini usciti dalle case dopo aver udito il frastuono.

La zona è stata transennata e gli investigatori hanno svolto un sopralluogo anche all’interno. Sul posto è intervenuto, a coordinare le indagini, il capitano Simone Puglisi della compagnia. E l’episodio, al di là di quelli che saranno i risvolti investigativi, mostra quanto siano restii ad assopirsi certi bollenti spiriti. L’ultimo ordigno risale ad appena un mese addietro, ed è stato piazzato davanti all’abitazione di un imprenditore di Galatina. Una delle piste battute in queste ore è quella che potrebbe  vedere l'attività mira del racket, con interessi sulla nuova gestione, sebbene per ora i titolari abbiano negato di aver subito minacce o intimidazioni di alcun tipo.

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