Bombe, aggressioni e caporalato: il lato oscuro del Salento da cartolina

C'è un altro Salento dietro le immagini da cartolina, le spiagge, le feste, le sagre, i concerti e il turismo. E' un Salento fatto anche di bombe, aggressioni, violenza, caporalato e sfruttamento. I fatti di cronaca recenti sono due facce di una stessa medaglia di violenza e criminalità difficile da eliminare a queste latitudini

LECCE – C’è un altro Salento dietro le immagini da cartolina, le spiagge, le feste, le sagre, i concerti e il turismo. E’ un Salento fatto anche di bombe, aggressioni, violenza, caporalato e sfruttamento. I fatti di cronaca recenti, l’ordigno fatto esplodere nella notte nel Lido Cambusa a Torre Chianca e l’aggressione avvenuta alcune ore nelle prima nelle vicinanze ai danni di un venditore ambulante 17enne originario della Nuova Guinea, sono due facce di una stessa medaglia di violenza e criminalità difficile da eliminare a queste latitudini.

Non solo perché, come ipotizzano gli investigatori, i due episodi sono collegati tra loro. L’attentato, infatti, potrebbe essere connesso a qualche richiesta estorsiva (un copione già visto) ma potrebbe anche essere una sorta di ritorsione nei confronti di chi, dinanzi a una brutale aggressione ai danni di un ragazzo, ha cercato di difendere e salvare la vittima chiamando la polizia.

In tanti, però, hanno preferito voltare lo sguardo da un’altra parte o far finta di nulla, magari per non turbare la domenica all’insegna del mare, o forse perché solidali e vicini ai due aggressori. Un piccolo esercito di indifferenti (aggettivo che fa spesso rima con ignavo) che di certo non fa onore a questa terra. Del resto l’accoglienza riservata agli agenti di polizia, accerchiati e insultati dalla folla, e alla vittima dell’aggressione, costretto a essere letteralmente scortato via dalla spiaggia e condotto in ospedale dalle volanti, rendono alla perfezione il clima che si respira in certe zone ritenute “vicine” agli ambienti criminali.

Gli arresti di ieri sono forse la migliore e l’unica risposta a episodi del genere. Gli agenti della squadra mobile di Lecce, guidata dal vice questore aggiunto Sabrina Manzone, sono al lavoro per mettere insieme i tasselli dei due episodi. Indagini serrate e complesse, dove alle logiche criminali si uniscono le leggi dell’omertà e della paura.

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Le inchieste sono coordinate dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, un magistrato capace e caparbio, titolare anche del fascicolo sulla morte di Mohammed Abdullah, l’uomo di 47 anni originario del Sudan stroncato da un malore mentre era al lavoro nelle campagne di Nardò. Un’altra triste storia di sfruttamento e dignità violata, di caporalato sotto il sole della Puglia, terra di accoglienza dove si continua a morire di lavoro. 

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