Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Botte alla compagna, anche quando era incinta, condannato a 4 anni

Emesso il verdetto nei riguardi di un 26enne, accusato di maltrattamenti, lesioni e stalking, per aver picchiato la convivente quasi quotidianamente per anni

LECCE - Sette anni di inferno quelli vissuti da una donna al fianco di un convivente violento che avrebbe continuato a picchiarla, spesso sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, anche quando portava in grembo la figlia nata dalla loro unione. Oggi quest’uomo, un 26enne, di cui omettiamo le generalità per tutelare i familiari, è stato condannato a quattro anni di reclusione dal giudice della seconda sezione penale del tribunale di Lecce Annalisa De Benedictis.

Era accusato di maltrattamenti in famiglia, stalking, lesioni e detenzione di arma, reato quest’ultimo dal quale è stato assolto.

Si chiude così la vicenda finita nel fascicolo d’inchiesta di cui era titolare il pubblico ministero Giorgia Villa, con un verdetto di colpevolezza.

Le violenze sarebbero state pressoché quotidiane e tra le più gravi c’è quella del 4 ottobre del 2015, quando la malcapitata, in dolce attesa, al ritorno dalla festa di compleanno del padre, sarebbe stata spinta per terra dal compagno che con disprezzo anziché aiutarla a rialzarsi avrebbe fumato dell’hashish e l’avrebbe insultata. Non solo. Subito dopo, l’avrebbe portata in campagna per picchiarla.

Erano pugni, schiaffi e calci se qualcuno la sfiorava con lo sguardo, se riceveva un sms da un collega o dal datore di lavoro, se rientrava anche solo con un minuto di ritardo. In una circostanza sarebbe stata afferrata per i capelli e la sua testa sbattuta contro il televisore, riportando una cicatrice sulla fronte.

Le aggressioni sarebbero avvenute non solo in casa, ma anche in pubblico, nei pressi del luogo di lavoro o della chiesa del paese e anche dinanzi alla figlioletta. Questa un giorno fu schiaffeggiata con una violenza tale da perdere sangue dal naso.

Insomma, ogni pretesto era buono per scatenare una furia incontenibile.

All’ordine del giorno anche offese e intimidazioni del tipo “ti farò bruciare viva”, “verrò a violentarti con tre amici”.

Le cose non sarebbero migliorate affatto dopo la fine della convivenza, toccando il culmine nel gennaio del 2019, quando avrebbe puntato una pistola sul fianco della ex, affermando che l’aveva acquistata per lei, o quando l’avrebbe minacciata con un coltello, mentre accompagnava la figlia a scuola. Questi alcuni degli episodi finiti nel decreto con il quale il giudice Giovanni Gallo mandò a processo l’imputato che era assistito dall’avvocato Andrea Capone.

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