Botte allo zio dell’assassino di Noemi: a processo il meccanico di Patù

Il rinvio a giudizio di Fausto Nicolì è arrivato oggi nel giorno in cui è stata confermata la condanna per il 19enne di Montesardo che lo accusò ingiustamente del delitto

LECCE - Stalking e lesioni: sono questi i reati dai quali dovrà difendersi a processo il meccanico di Patù, Fausto Nicolì, 51 anni, originario di Gagliano del Capo. Proprio questa mattina, mentre i giudici della Corte d’Assise d’Appello confermavano il verdetto a 18 anni e otto mesi di reclusione nei riguardi di Lucio, 19enne di Montesardo, per l’omicidio di Noemi Durini, Nicolì veniva rinviato a giudizio per aver perseguitato e aggredito fisicamente proprio i familiari del ragazzo che lo accusò ingiustamente del delitto e che per questo ha poi rimediato un’ulteriore condanna per calunnia a due anni e otto mesi.

Da vittima, oggi, Nicolì in aula si è presentato nelle vesti di imputato davanti al giudice Sergio Tosi, che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal sostituto procuratore Luigi Mastroniani, fissando al 16 ottobre l’inizio del dibattimento.

Secondo l’accusa, nel giugno del 2018, in una circostanza, il 51enne avrebbe minacciato di morte il padre di Lucio e suo fratello (che oggi si è costituito parte civile con l’avvocato Anna Maria Torsello). Con, quest’ultimo in particolare si sarebbe spinto oltre: lo avrebbe preso a calci e pugni tanto da provocargli la contusione dello zigomo destro e della coscia destra (giudicate guaribili in dieci giorni) e avrebbe tentato inoltre di investire suo figlio.

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Le cose andarono diversamente secondo l’imputato che a, sua volta, spose denuncia per minacce, e che ora cercherà di far valere le proprie ragioni, attraverso l’avvocato difensore Luca Puce, nel processo davanti al giudice Francesca Mariano.

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