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Cronaca

Botte e ustioni al volto della convivente e pipì anche sul figlio neonato: inflitti sei anni

Una storia di inaudita crudeltà è stata raccontata nel processo col rito abbreviato che si è tenuto nei giorni scorsi nei riguardi di un 28enne

NARDO' - Con uno sgambetto la fece cadere a terra e quando lei si mise dolorante sul divano, lui iniziò a picchiarla e proseguì a colpirla con pugni sulla pancia, anche quando gli fu rappresentata la possibilità di essere incinta. “Anche se sei incinta, ti faccio a pezzi e ti brucio nel forno”: fu la risposta. Si tratta solo di uno degli episodi di violenza inaudita di cui si sarebbe reso responsabile il convivente, un 28enne originario di Nardò, di cui omettiamo le generalità per tutelare la privacy delle persone coinvolte.

Nel processo discusso nei giorni scorsi, l’uomo (ai domiciliari dal 20 marzo del 2023) è stato condannato a sei anni di reclusione per i reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate dallo stato di gravidanza della vittima. La giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Lecce Maria Francesca Mariano gli ha inflitto il massimo della pena consentito, considerato che nel conteggio è stato applicato lo sconto di un terzo previsto della scelta del rito abbreviato.

Dopo quell’aggressione, avvenuta nel maggio del 2019, la donna in ospedale scoprì non solo di aver rimediato la frattura di tibia e perone, ma anche di essere in dolce attesa, come sospettava. Ma questo non fermò la spirale di abusi, vessazioni, prepotenze, sfregi, umiliazioni, che si era manifestata già due mesi prima, quando, durante una lite per futili motivi, in presenza di amici, volarono schiaffi così forti da causarle la rottura del timpano.

I soprusi sarebbero diventati sistematici, sia durante che dopo la gestazione, anche davanti al figlio minorenne della malcapitata (nato da una precedente relazione).

Nell’estate del 2019, mentre questa stava friggendo mozzarelle gliele lanciò sul volto e al petto, provocandole ustioni; in un’altra occasione, la minacciò con le forbici di recarsi in ospedale per abortire. Nonostante tutto, la vittima riuscì a portare a termine la gravidanza, e in un paio di occasioni, per paura dell’ira dell’uomo, che spesso tornava a casa ubriaco, provò anche a fuggire. Ma non aveva un posto dove andare, così in una circostanza, con la caviglia ancora dolorante, insieme al primogenito dormì in un rimorchio di trattore in un magazzino, coprendosi con coperte e tappeti di fortuna mentre, poco prima del parto, trascorse tre giorni in auto finché non le si ruppero le acque e il figlio, che era sempre con lei, minorenne e quindi senza patente, fu costretto a contattare il loro aguzzino.

Ma, come anticipato, nemmeno la paternità sarebbe servita a migliorare questo individuo. Anzi. Basti pensare al fatto che lui che era solito urinare per dispetto in tutta la casa, un giorno, scelse di farlo addosso alla convivente e al piccolo appena nato che era tra le sue braccia sul divano.

Per la giudice si tratta di condotte davvero fuori dal comune quanto a crudeltà - molte delle quali confermate da testimoni ascoltati come persone informate sui fatti durante le indagini svolte dai carabinieri - in ragione delle quali non sono state riconosciute attenuanti generiche. Stando alle motivazioni della sentenza, inoltre, il risarcimento del danno, cui l’imputato aveva già adempiuto, è da considerarsi un atto dovuto che non può quindi essere considerato come elemento favorevole ai fini del calcolo della pena.

L’imputato era difeso dall’avvocato Pasquale Morleo del foro di Brindisi, attraverso il quale potrà proporre appello.

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