Cronaca

Box adibito a laboratorio per l’eroina: leccese patteggia tre anni e otto mesi

Ha chiuso il suo conto con la giustizia Giuseppe Guido, il 30enne arrestato il 22 novembre 2020, dopo la “visita” dei carabinieri nel locale usato come nascondiglio a piano terra di una palazzina nel quartiere Stadio

LECCE - In casa i carabinieri non trovarono nulla: non c’era traccia di droga. Tutta quella in loro possesso era stata custodita in un box a  piano terra di una palazzina nel quartiere Stadio, a Lecce: più di 350 grammi di eroina, dalla quale avrebbero potuto ricavarsi complessivamente 1.039 dosi medie singole.

Per questa vicenda, avvenuta il 22 novembre del 2020, è arrivato il verdetto anche per Giuseppe Guido, 30enne di Lecce, finito ai domiciliari (dove si trova ancora) con il coetaneo e concittadino Mattia Greco (che ha già chiuso il suo conto con la giustizia): ha patteggiato tre anni e otto mesi di reclusione, più il pagamento di una multa di dodicimila euro.

La pena è stata concordata ieri dal suo avvocato difensore Giuseppe Presicce  con il giudice per l’udienza preliminare Michele Toriello.

I carabinieri della Sezione radiomobile di Lecce, appostati in zona, uscirono allo scoperto quando i due uomini, già noti alle forze dell’ordine, tenuti da tempo sotto osservazione, giunti sul posto con uno scooter, si diressero a piedi sotto un porticato e si fermarono nello stabile per una decina di minuti. Varcata la soglia si ritrovarono davanti i militari che li perquisirono trovando addosso a Greco, negli slip, due involucri di eroina, per 16 grammi e nelle tasche di Guido alcune chiavi. A quel punto, i militari furono accompagnati nella stanza.

Oltre alla sostanza stupefacente (ripartita in un panetto del peso di 349,78 grammi circa e un secondo di 3,487 grammi circa, nella restante parte già suddivisa in dieci dosi per 8,085 grammi circa), furono sequestrati anche alcuni attrezzi come un martello e forbici, nastro isolante, bilancino e i telefoni cellulari di entrambi.

La perquisizione estesa anche nelle rispettive abitazioni diede esito negativo.

Avvertito il pubblico ministero di turno, Alessandro Prontera, i due furono dichiarati in arresto e sottoposti ai domiciliari con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

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