Brevetto per salvare la pietra leccese. Dall’ateneo una storia di successo

Si chiama "Hybrid" ed è un'invenzione del gruppo di ricerca coordinato da Mariaenrica Frigione. La licenza d'uso del brevetto già acquistata da un'azienda di Copertino. "Idea nata dall'esigenza di proteggere e far durare negli anni la bellezza delle opere salentine"

Il rosone della basilica di Santa Croce.

LECCE - È firmata UniSalento l’invenzione che può salvare la pietra leccese: un protettivo ibrido organico e inorganico, traspirante ed ecologico. La licenza d’uso del brevetto è stata già acquistata da un’azienda salentina che è pronta per la commercializzazione.

Una storia di successo dalla ricerca all’industria, scritta dalle inventrici Mariaenrica Frigione, professoressa associata di Scienza e tecnologia dei materiali, la ricercatrice di Ingegneria chimica, Carola Esposito Corcione e la dottoranda del corso in Ingegneria dei materiali, Raffaella Striani. Un’idea nata nei laboratori, sganciata da qualunque committenza o progetto finanziato e “venduta” sul mercato dalle stesse ricercatrici.

Il progetto è stato presentato questa mattina, presso la sala conferenze del Rettorato, nel corso di un workshop cui hanno partecipato, tra gli altri, il rettore Vincenzo Zara e l’assessore regionale allo Sviluppo economico, Loredana Capone.

Il gruppo di ricerca diretto dalla professoressa Frigione ha carattere fortemente interdisciplinare e vanta collaborazioni con prestigiosi atenei e Centri di ricerca internazionali: da anni svolge attività legate alla realizzazione di materiali e tecniche innovative in grado di rispondere alle molteplici esigenze nel campo dell’ingegneria civile e strutturale e del restauro dei beni culturali. I materiali per i quali il gruppo propone soluzioni innovative sono di natura molto diversa: da quelli tradizionalmente utilizzati nelle costruzioni (calcestruzzo, mattoni, murature) al legno, dal vetro alla plastica. 

L’esigenza di proteggere e far durare negli anni la bellezza delle opere realizzate in pietra leccese ha incoraggiato il gruppo a sperimentare diversi prodotti fino a crearne uno nuovo, rivelatosi una soluzione originale ed efficace per la protezione della pietra locale.

inventrici_hybrid-2Si chiama Hybrid questo protettivo, studiato per le pietre porose e con ottime performance sulla pietra leccese. “Sappiamo quanto le chiese del Salento soffrano del degrado della pietra, dovuto agli agenti atmosferici, ma anche quanta manutenzione necessitino le abitazioni costruite con questo materiale bello e fragile. Abbiamo pensato a un prodotto ibrido - spiega Mariaenrica Frigione - , cioè contenente una componente organica e una inorganica. Il prodotto è nano strutturato, cioè le sue componenti hanno dimensioni nanometriche e questo permette ad Hybrid di non alterare la naturale cromia della pietra, e fotopolimerizzabile, ossia capace di indurirsi dopo l’applicazione in poche ore alla luce, anche solare».

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Di proprietà dell’Università del Salento, il brevetto è stato registrato grazie a un voucher finanziato dall’Arti, l’agenzia regionale per la tecnologia e l’innovazione della Regione Puglia. Proprio grazie alla protezione del ritrovato è stato possibile valorizzare economicamente il risultato della ricerca e commercializzarlo. La licenza d’uso del brevetto registrato è stata infatti acquistata nei mesi scorsi dall’azienda Dell’Anna Muia di Copertino. Con lo stesso nome di Hybrid il prodotto è stato presentato in commercio ed è attualmente in produzione.

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