Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

"Game over", 45 arresti. Gli affari della Scu brindisina, nell'intreccio una ventina di leccesi

L'operazione della Dda e dei carabinieri all'alba di oggi. L'inchiesta che colpisce al cuore la frangia della Scu "Rogoli-Buccarella-Campana", in particolare nell'area di San Pietro Vernotico e Cellino San Marco. Diversi indagati sono di Campi Salentina, Squinzano, Surbo e altre aree del leccese

Il procuratore Motta nella conferenza di oggi.

BRINDISI – La relazione sul secondo semestre 2012 stilata dalla Direzione investigativa antimafia riguardante le attività criminali nel Salento e divulgata di recente, è stata di una precisione più che chirurgica nel passaggio in cui si evidenzia l’esistenza di un invisibile filo che collega le province di Brindisi e Lecce.

E forse non potrebbe davvero essere altrimenti, per la contiguità dei territori. Corsi e ricorsi storici, dunque, nuove dinamiche di suddivisione che ricalcano le orme tracciate nel passato. Uno spaccato che, nel concreto, emerge oggi fra le righe di un’operazione che la Dda di Lecce e i carabinieri del comando provinciale di Brindisi hanno ribattezzato - in maniera più che significativa – “Game Over”, il cui esito è stato presentato in una conferenza stampa presso il capoluogo messapico alla presenza del capo della Dda, il procuratore Cataldo Motta.

Si tratta di un’inchiesta che colpisce al cuore la frangia della Scu “Rogoli–Buccarella–Campana”, ma con un’estensione tale che sembra svilupparsi su più livelli, sfiorare, a volte letteralmente abbracciare interessi trasversali.

Quarantacinque le ordinanze di custodia cautelare fra carcere e domiciliari firmate dal gip Carlo Cazzella, un numero considerevole di altri indagati a piede libero. I più sono volti noti nel brindisino che si muovevano sullo sfondo di una guerra fra clan a tratti cruenta.

In carcere, fra le aree del brindisino (con San Pietro Vernotico e Cellino San Marco in prima linea), sono finiti: Giampiero Alula, detto “Boban”, di San Pietro Vernotico, 35 anni; Antonio Bonetti, detto “Elio”, di San Pietro Vernotico, 34 anni; Davide Bonetti, di San Pietro Vernotico, 37 anni; Simone Contaldo, di San Pietro Vernotico, 28 anni; Domenico D’Agnano detto “Nerone”, 45 anni, di San Pietro Vernotico, Alfredo Epifani, 26 anni di San Pietro Vernotico; Sebastiano Esposito detto “Babà”, 25 anni, di Brindisi; Luca Ferì, 28 anni, di Torchiarolo; Cosimo Fina detto “lu biondu”, 43 anni, di San Pietro Vernotico; Pamela Fortunato, di San Pietro Vernotico, 26 anni; Francesco Francavilla, 33 anni di Cellino San Marco; Filippo Griner detto “Tyson”, 31 anni, di Andria; Donato Claudio Lanzilotti, 29 anni, di Carovigno.

E ancora: Giuseppe Litti, di San Pietro Vernotico, 30 anni; Antonio Orofalo, 28 anni, di Cellino San Marco; Silvestro Orofalo, 47 anni, di Cellino San Marco; Raffaele Renna detto “Puffo”, 34 anni, di San Pietro Vernotico; Fabio Rillo, di Brindisi, 31 anni; Maria Carmela Rubini, di San Pietro Vernotico, 40 anni; Antonio Saponaro, 22 anni, di San Pietro Vernotico; Pietro Saponaro, detto “Pitruzzu”, di San Pietro Vernotico, 40 anni; Maurizio Screti detto “Mau”, di San Pietro Vernotico 27 anni; Salvatore Sergio detto “Rino”, 37 anni, di Andria; Carmela Tafuro, 23 anni, detta “Denise”, di San Pietro Vernotico; Cosimo Talò, 42 anni, di Cellino San Marco; Cristian Tarantino, di San Pietro Vernotico 23 anni; Maurizio Trenta, 39 anni, di San Pietro Vernotico; Vincenzo Vaccina, di Andria 31 anni; Angelo Orofalo, 21 anni, Cellino San Marco.

Ai domiciliari, invece: Pierluigi Andriani, di San Pietro Vernotico, 25 anni; Marco Asuni, 52 anni, di San Pietro Vernotico; Roberto Colagiorgio, 32 anni, di Surbo. Andrea Conte, di San Pietro Vernotico, 23 anni; Lucia Grassi, 22 anni, di Surbo; Sabino Roberto, detto “Ranavidd”, 41 anni, di Andria; Ottavio Saponaro, 40 anni, di San Pietro Vernotico; Vittorio Seccia, 52 anni di Cerignola; Antonia Serra, 64 anni, di San Pietro Vernotico.

La presenza di diversi individui della zona di Andria si deve al fatto che proprio quest'area sarebbe stata strategica nell'approviggionamento di partite di stupefacenti.

LA “TRUPPA” LECCESE

La penetrazione nella gestione dei traffici illeciti (lo smercio di droga, come sempre, in primo piano) era però tale da sconfinare e coinvolgere anche diversi presunti sodali residenti soprattutto nel nord del leccese. D’altro canto, si tratta proprio di quelle zone di confine fra una provincia e l’altra che da sempre rappresenta uno dei panorami lungo il quale s’è mossa la Sacra corona unita fin dagli albori.

In carcere, questa mattina, sono finiti Mario Conte detto “Pui Pui”, 32enne di Squinzano; Giuseppe Maggio, 29enne Squinzano; Ivan Spedicati 23 Surbo, Tonio Tauro 49enne Campi Salentina, Jonni Serra, detto “Pecora”, 39enne di Campi Salentina.

Ai domiciliari: Roberto Colagiorgio 32 Surbo; Lucia Grassi 22 Surbo; Alessandro Guido 30 Squinzano; Alessandro Spedicati 27 Surbo; Debora Valzano detta “Cassapanca”, 26 anni Squinzano.

Ci sono poi alcuni indagati a piede libero,  sempre del leccese: Massimo Spedicati 50enne Surbo; Roberto Napoletano 27enne Squinzano; Massimiliano Perrone 41enne Guagnano; Antonio Protopapa, 27enne Guagnano; Ester Carlà 44enne Surbo; Cristian Cappilli, 27enne di Presicce; Giuseppe Attanasio 48enne di Arnesano; Maria Sonia Cuna, 46enne di Monteroni di Lecce, Giovanni Mariano, ∫25 anni di Taurisano.

Vale la pena notare come alcuni fra costoro siano finiti nelle cronache locali più o meno di recente, per episodi di vario genere. Fra i casi principali si annovera l’arresto del 23enne di Surbo Ivan Spedicati per favoreggiamento di un pericoloso latitante, Serghei Vitali, moldavo, omicida, evaso dal carcere di Padova sfruttando un permesso e nascostosi nelle campagne di Frigole.   

Da non sottovalutare neanche un altro passaggio, quello che riguarda Tonio Tauro, 49enne di Campi Salentina, che potrebbe dimostrare una certa trasversalità degli affari, almeno per quanto riguarda singoli soggetti in grado di gravitare su fronti diversi.

Il nome di quest’ultimo, infatti, è comparso nel marzo scorso nell’operazione “Speed Drug” durante la quale la squadra mobile ha eseguito ben 42 arresti fra tre distinti gruppi che avrebbero operato fra Lecce, Arnesano e Galatina. Fra i nomi spiccava quello di Gioele Greco, ritenuto luogotenente del boss Roberto Nisi.  

Riguardo al 50enne Massimo Spedicati, di Surbo, si annovera un episodio d’intimidazione ai danni della sua famiglia. Risale all’inizio dell’anno: colpi di pistola contro il portone di casa. Un caso all’epoca non semplice da inquadrare e per il quale oggi si può forse iniziare a fare un po’ di chiarezza.  

Roberto Napoletano, 27enne di Squinzano, invece, di recente è stato fermato dai carabinieri per un controllo, reagendo malamente. Arrestato, è stato poi scarcerato poco tempo dopo. Massimiliano Perrone, 41enne di Guagnano, in manette c’era finito a luglio per aver violato l’obbligo di soggiorno, essendo stato rintracciato a Salice Salentino. 

IL FILONE PRINCIPALE

Il filone principale dell’operazione, che annovera, a vario titolo, indagati per associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata alla cessione di stupefacenti (anche per sovvenzionare chi già detenuto e quindi le rispettive famiglie), omicidio, reati in materia di armi, estorsione e altro, tutti aggravati dal metodo mafioso, si ritrova però nel brindisino.

Fra i vari episodi, che anche in questo caso s’intrecciano in qualche modo con vicende che toccano il leccese, vi sono pure alcuni attentati, fra cui quelle ai danni delle attività della famiglia Fago.

Noto è il caso di Alessandro Fago, 42enne di San Pietro Vernotico, già condannato con sentenza definitiva per associazione mafiosa, ritenuto un tempo vicino allo storico clan Tornese di Monteroni di Lecce, coinvolto nel 2011 anche nell’operazione “Augusta” durante la quale il Ros dei carabinieri ha smantellato il clan Rizzo di Lecce. L’impero economico di Fago (che include attività commerciali un tempo note a Lecce) è stato posto sotto sequestro nell’estate appena trascorsa. Fago è stato avvicinato anche al pentito Lucio Annis, che faceva riferimento a Ercole Penna, ormai fuori dai giochi dopo il pentimento e le cui dichiarazioni hanno contribuito non poco a far luce su diversi sviluppi.

L’OMICIDIO SAPONARO   

IMG-20131118-WA000-2Nell’intricata trama, tassello fondamentale è stata l’inchiesta snodatasi attorno un omicidio, quello di Gianluca Saponaro di San Pietro Vernotico, avvenuto il 13 giugno del 2010 a Cellino San Marco. Una rappresaglia dopo una serie di presunte estorsioni. Dalla sua agenda posta sotto sequestro gli inquirenti hanno tratto indicazioni importanti sul traffico di stupefacenti.

Per quell’assassinio a colpi di fucile furono arrestati Antonio e Josef Orofalo. Oggi, in questo filone, è stata eseguita un'ulteriore ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip dei minori di Lecce nei confronti di un presunto fiancheggiatore del sodalizio mafioso, all’epoca non maggiorenne. Le intercettazioni telefoniche e ambientali che da lì sono scaturite, hanno poi consentito di delineare gli assetti organizzativi del sodalizio facente capo a Raffaele Renna, detto “Puffo”, 34nne di San Pietro Vernotico e ad episodi di detenzione di armi e sostanze stupefacenti.

L’associazione, secondo gli inquirenti, si arricchiva con il traffico di droga, con cui assistere detenuti e loro famiglie, ma anche con estorsioni ai danni di commercianti e, per un casp, persino nei confronti di un trafficante di stupefacenti che operava in zona, senza essere affiliato.

Cinque gli episodi estorsivi rilevati e molti quelli di cessione di stupefacenti. Da questo punto di vista l'indagine può dirsi avviata da un attentato compiuto il 15 giugno del 2010, con alcuni colpi di pistola ai danni dell'abitazione di Giuseppe Litti, di San Pietro Vernotico, all’epoca in regime di sorveglianza speciale. Le intercettazioni che ne sono nate hanno permesso, strada facendo, di delineare un quadro sempre più vasto.

Il referente sarebbe stato il già citato Renna, affiliato al boss Francesco Campana, oggi 40enne, ritenuto fra i successori di Pino Rogoli, il fondatore della Scu, e quindi l’uomo che avrebbe ripreso in mano le redini dei traffici (per essere poi arrestato nell’aprile del 2011, durante la sua latitanza).

L’inchiesta si snoda principalmente su tre anni, quelli che vanno dal 2009 al 2011 e rappresenta il seguito ideale delle operazioni “Fire” e “New Fire”. Molto si deve anche all’apporto di collaboratori di giustizia, fra cui spicca Ercole Penna, passato alla storia anche nelle cronache nazionali per il famoso disconoscimento da parte della sua famiglia dopo il pentimento. Nell’ambito dell’indagine gli inquirenti hanno disposto anche il sequestro di beni per 1 milione di euro, valore attribuito a due attività commerciali e ai libretti postali.  

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