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Mercoledì, 19 Giugno 2024
Cronaca Galatone

Si dà fuoco davanti all’ospedale in cui è ricoverata la moglie che ha accoltellato e ustionato

Il 32enne marocchino ricercato da due giorni perché accusato di aver gravemente ferito la consorte, a Galatone, durante un lite, è arrivato nel pomeriggio al "Perrino" di Brindisi e ha messo in pratica l'insano gesto. Sul posto polizia e carabinieri. È grave in Rianimazione

BRINDISI – Quali demoni albergassero nel suo cuore, forse potrà spiegarlo solo lui. Se da questa tragedia a catena e a tinte fosche, una discesa nei meandri più oscuri dell’inferno della mente, ne uscirà vivo. Trasformatosi in una pira di fuoco davanti all’ospedale in cui la sua stessa moglie è ricoverata dal 29 maggio scorso, con il rischio (minimo) di rimanere sfregiata per sempre, le condizioni del marito sono ora critiche. Ed è ora ricoverato nello stesso reparto, quello di Rianimazione.  

In questa storia, però, non c’è nulla, davvero nulla, che possa richiamare, anche solo lontanamente, l’eco di una tragedia romantica. È una tragedia, sì. Ma orribile e ammantata di follia, atti persecutori, rabbia, maltrattamenti, distorta concezione dell’amore. Qualcosa, si potrebbe dire, più vicina a un senso di malsano possesso. Perché, se la donna è in ospedale, il carnefice è proprio lui. Il marito.  

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Più di qualcuno, nella  cerchia di conoscenze e parenti, lo aveva pensato. Fin dalle prime battute. Il 32enne marocchino accusato di aver accoltellato e dato fuoco alla moglie usando alcool, e poi sparito nel nulla dopo una rocambolesca fuga, poteva senz’altro essere tentato di porre fine alla sua vita. Questo, anche per via dei trascorsi alle spalle. A partire da un recente tentativo di suicidio. Ma se già era stato plateale quel primo episodio, risalente al dicembre scorso, fatto persino con una videochiamata ed esibendo un cappio, nessuno si aspettava, di certo, un epilogo del genere.

L’uomo, ricercato fin dal 29 maggio, giorno della feroce aggressione avvenuta nell’abitazione della coppia, a Galatone, in via Cadorna, è piombato nel bel mezzo del pomeriggio davanti al parcheggio dell’ospedale “Antonio Perrino” di Brindisi.

Sì, proprio lì dove la consorte, coetanea, galatonese, è stata fin da subito ricoverata a causa delle ferite, specie le ustioni su testa e collo. E vi è arrivato con la stessa Fiat Punto blu (non Lancia Y, come erroneamente riportato negli articoli precedenti, ndr) intestata alla moglie. Per fuggire, si era impossessato delle chiavi dell’auto. Poi, per due giorni, di lui non si è saputo più nulla. Fino a oggi. Dove sia stato in questo lasso di tempo, se qualcuno l’abbia aiutato a nascondersi, sono aspetti che saranno vagliati a fondo nel corso delle indagini. 

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Stando a quanto ricostruito, il 32enne, questo pomeriggio, dopo essere sceso dall’auto, avrebbe chiesto dapprima informazioni a un uomo in cui si è imbattuto, nelle vicinanze, su come fare per entrare in ospedale. Poi, compreso che non ci sarebbe stata possibilità di accedere, avrebbe fatto ritorno sui suoi passi. Per afferrare una bottiglia di plastica, colma di benzina, cospargersi il liquido addosso e innescare il rogo con un accendino.

In un istante, s’è trasformato in una torcia umana.

Alcune guardie giurate di vigilanza presso il pronto soccorso e il conducente di un autobus di linea sono subito intervenuti per cercare di salvarlo. L’uomo urlava e si dimenava, l’autista aveva con sé l’estintore che fa parte della dotazione dei mezzi pubblici della Stp, anche i vigilanti ne avevano uno, e con quelli si è riusciti a estinguere il fuoco. In un attimo, si era impossessato di lui, l’aveva completamente avvolto. E il 32enne, per il dolore autoinflittosi, ha perso i sensi.

Gli operatori sanitari di stanza in ospedale, ci hanno messo davvero ad arrivare. E ora l’uomo si trova in Rianimazione. Proprio come quella moglie alla quale ha tentato di strappare la vita. Solo che, nel suo caso, le condizioni sembrano particolarmente gravi. Avrebbe ustioni su quasi tutto il corpo, il 40 per cento circa di terzo grado.

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Sul posto sono arrivati gli agenti delle volanti di polizia della questura brindisina, la squadra mobile e la scientifica. L’autovettura è stata trovata regolarmente parcheggiata e finirà sotto sequestro con altri oggetti, fra cui la bottiglia di plastica usata per versarsi la benzina addosso, il telefonino con il navigatore satellitare impostato sull’ospedale (ancora attivo) e che potrebbe indicare molto anche del luogo in cui si è nascosto per due giorni, persino un orsetto di peluche. Forse era lì, in auto, perché appartenente a uno dei due figli della coppia, vittime incolpevoli di questo dramma dai contorni immani. O forse per portarlo alla donna, in un inconcepibile, impensabile, irreale tentativo di ultima conciliazione, visto che con quel peluche fra le mani sarebbe stato visto poco prima di darsi fuoco, quando avrebbe tentato di varcare la soglia del nosocomio.  

Video | I sopralluoghi

A Brindisi, poco dopo, sono giunti anche i carabinieri della stazione di Galatone, che per primi hanno avviato le indagini e le ricerche del marocchino. E, circostanza particolare, che rende ancor più angosciante tutta la vicenda, nella sala d’attesa del reparto di Rianimazione c’erano in quel momento madre e fratello della giovane ricoverata. Per la prima volta, da quando si è innescata tutta questa storia, erano in attesa di poterla vedere. Hanno così saputo, in presa diretta, del surreale, secondo dramma appena consumatosi.

(In collaborazione con Gianluca Greco, di BrindisiReport).

L’antefatto

Era il pomeriggio del 29 maggio, quando, a Galatone, una giovane donna è scappata da un appartamento, verso quello della madre. Distanza, poche decine di metri. Era sanguinante, a causa di due ferite inflitte con un’arma da taglio, tra fianco destro e pancia, e ricoperta da ustioni sulla testa. Prima di essere soccorsa dagli operatori del 118, arrivati in ambulanza, è riuscita a fornire una sua versione dei fatti. Soprattutto sulle ustioni. Sostenendo di essere stata aggredita dal marito, con alcool lanciato sui capelli e accendino per innescare il rogo. I due figli della coppia, un maschietto e una femminuccia, non erano (fortunatamente) in casa al momento dell’aggressione.  

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Quando i sanitari sono arrivati sul posto, subito si è optato per il trasporto al “Perrino” di Brindisi. Anche perché è dotato del Centro grandi ustionati. E la donna è lì ancora ricoverata, ma in Rianimazione (dove si è deciso di trasferirla, intubandola), dopo aver subito anche un intervento chirurgico. Quanto al marito, conosciuto dai concittadini di Galatone perché gestore di una piccola attività di ristorazione, e alle forze dell’ordine perché già indagato per maltrattamenti, ha fatto perdere fin da subito le tracce. Prese le chiavi dell’auto della moglie, arraffato un borsello con denaro, di lui non si è saputo più nulla. Fino a oggi.  

Nel frattempo, l’abitazione in cui è avvenuto il misfatto è stata perlustrata da cima a fondo dai carabinieri della stazione di Galatone e dalla scientifica dell’Arma, per poi essere posta sotto sequestro.

Per il resto, su tutta questa tremenda vicenda, sull’escalation che ha avuto, ci sono diversi buchi da colmare. Questo è poco, ma sicuro.

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