Cronaca Melendugno

Buccoliero ricorda le vittime dell'uranio impoverito

Domani, sabato 19 aprile, a Melendugno, si terrà convegno-dibattito su "Verità e Giustizia per tutti i militari morti in tempo di pace" organizzato dall'Anavaf. "Ricordiamo le vittime salentine"

"È importante che ci si adoperi, a vari livelli, perché non venga mai dimenticato il sacrificio dei nostri militari morti in tempo di pace". È quanto dichiara il consigliere della Regione Puglia e vicepresidente della VII commissione, Affari istituzionali, Antonio Buccoliero, intervenendo in occasione del convegno-dibattito su "Verità e Giustizia per tutti i militari morti in tempo di pace" organizzato dall'Anavafaf che si svolgerà domani, sabato 19 aprile, a Melendugno. "Un plauso - sottolinea Buccoliero - va all'Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, sezione di Lecce, per la sensibilità dimostrata nell'aver organizzato un momento di incontro e di riflessione su un tema estremamente importante e delicato come quello legato a tutti i militari morti in tempo di pace. L'obiettivo di questa significativa manifestazione é quello di riflettere, con particolare attenzione, su quelle misteriose malattie causate dall'uranio impoverito, che hanno poi provocato il decesso di tanti nostri militari".

"Sappiamo bene, come il nostro territorio abbia pagato il prezzo più alto, con circa dieci decessi, sui 45 circa che si sono avuti in tutta Italia, a causa dell'esposizione ad uranio", ricorda Buccoliero. "Una vicenda che ha avuto un suo riconoscimento ufficiale, soprattutto quando, lo scorso settembre, il capoluogo salentino ha ospitato la commissione parlamentare di inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni militari all'estero. L'audizione, infatti, di alcuni militari salentini é servita a restituire dignità a persone che non possono essere considerate cittadini di serie B".

"Un risultato importante - conclude Buccoliero - il cui merito va soprattutto al capitano salentino Carlo Calcagni, unico riconosciuto vittima delle polveri dei metalli pesanti respirati in Bosnia nel '96, e che oggi si batte affinché venga fatta giustizia per tanti giovani e per le loro famiglie".

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