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Giovedì, 30 Maggio 2024
Cronaca

Bufera sulla giustizia salentina, ecco perché il giudice Silvestrini non è stato arrestato

Per la Procura di Potenza, l’indagato avrebbe conferito incarichi a un professionista che in cambio l’avrebbe sponsorizzato presso alcuni componenti laici del Csm, per la nomina a presidente del Tribunale di Lecce. Ma per il gip, gli incarichi erano troppo datati rispetto alla presunta promessa

LECCE - Nell’ambito dell’inchiesta che ieri è sfociata nell’arresto del giudice Pietro Errede, di un avvocato e di tre commercialisti, la Procura di Potenza aveva chiesto i domiciliari anche per un’altra toga leccese: Alessandro Silvestrini, presidente della sezione fallimentare del tribunale di via Brenta. Su di lui pende l’accusa di aver conferito una serie di incarichi per procedure esecutive immobiliari e fallimentari a Massimo Bellantone, commercialista 58enne residente a Lecce (ai domiciliari, ma non per questa vicenda), con la promessa che questi l’avrebbe ricompensato, sponsorizzandolo presso alcuni componenti laici del Csm di centrodestra, per la nomina a presidente del Tribunale di Lecce.

In tale contesto, Bellantone avrebbe chiesto al senatore della Lega Roberto Marti di sposare la causa di Silvestrini, poi si sarebbe impegnato a pubblicizzare il giudice anche con Matteo Salvini e Rocco Casalino dei Cinquestelle. Non solo. Sempre Bellantone avrebbe chiesto a Giancarlo Mazzotta, suo cliente, nonché esponente politico salentino vicino a Forza Italia, di avvicinare esponenti politici quali Michele Cerabona e Alessio Lanzi, componenti del Csm, affinché sostenessero il magistrato. Mazzotta non si sarebbe rifiutato, ma non si sarebbe comunque adoperato in tal senso.

Il gip Salvatore Pignata ha tuttavia negato l’applicazione di una misura cautelare nei riguardi di Silvestrini, leggendo la vicenda in modo differente da quello degli inquirenti. Innanzitutto, perché  a esclusione dell’incarico conferito il 20 maggio del 2022, tutti gli altri (otto in tutto) erano stati assegnati al professionista in un periodo, dal 2014 al 2019, di gran lunga precedente alla presunta promessa. 

“Deve ritenersi che tali incarichi lungi dal rappresentare la controprestazione di tale promessa di utilità, costituiscono, al contrario, la normale e discrezionale scelta del giudice di nominare più volte tale professionista perché, verosimilmente, soddisfatto dell’attività da questi svolta”, si legge nelle pagine 310 e 311 dell’ordinanza.

Insomma, secondo il giudice, “le condotte sono piuttosto espressione di una reciproca familiarità, derivante da risalenti rapporti di natura professionale, e di una comune disponibilità ad ‘approfittare’ dei vantaggi che ciascuno di loro poteva ricavare da tale rapporto”.

Il commento del giudice Silvestrini: “Accuse infondate”

Pubblichiamo di seguito le dichiarazioni del giudice Alessandro Silvestrini, in merito alla richiesta di una misura cautelare avanzata dalla Procura e negata dal gip, di cui è venuto a conoscenza dagli organi di stampa.

“Naturalmente non so nulla della richiesta di misura cautelare e delle ragioni che la supporterebbero, ma ciò non deve stupire perché accade sovente che gli indagati apprendano dai giornali le notizie che li riguardano.

Posso soltanto riferire che da circa nove mesi ho chiesto alla Procura di Potenza di essere interrogato; ho anche presentato una memoria difensiva, documentando che la persona che mi aveva donato il “famoso pesce” (qui i dettagli sulla vicenda, ndr) era un mio vicino di casa da oltre quarant’anni, che non mi aveva fatto alcuna richiesta con riferimento alla mie funzioni giudiziarie e che, del resto, l’atto che gli inquirenti ritenevano mi fosse stato sollecitato era un atto dovuto, che nessun magistrato avrebbe potuto negare senza essere considerato responsabile di omissione di atti di ufficio.

Adesso, dopo nove mesi di indagini volte a controllare scrupolosamente ogni atto giudiziario da me compiuto negli ultimi anni, la montagna ha partorito un topolino: infatti, secondo quanto riferitomi dal giornalista, oggetto di contestazione sarà, oltre alla vicenda della “famosa ricciola”, il presunto interessamento di un professionista, che si sarebbe attivato per “sponsorizzare” la mia nomina a presidente del Tribunale di Lecce.

Ovviamente nulla so di questa asserita attività di “sponsorizzazione”; quel che posso dire è che il precedente Csm (che ha cessato di operare nel febbraio di quest’anno) non ha potuto mai deliberare sulla mia eventuale nomina a presidente di tribunale, perché a causa delle indagini della Procura di Potenza ha dovuto soprassedere a qualsiasi decisione; posso anche affermare con certezza che il professionista - che si sarebbe attivato a mio favore - negli ultimi quattro anni non ha ricevuto alcun incarico e comunque il fatto che io goda della stima dei professionisti del posto non ha alcun rilievo penale.

Sono certo che il Procuratore della Repubblica, quando mi avrà finalmente ascoltato, si convincerà che non vi è alcun motivo di continuare a indagare; sono pure certo che, a dispetto delle illazioni di molti, non vi è alcun collegamento fra tali indagini e la procedura di assegnazione del posto di presidente del tribunale e che per una mera coincidenza il mio interrogatorio è stato fissato a pochi giorni dalla deliberazione con la quale la quinta commissione del Csm ha proposto a maggioranza la mia nomina a presidente del tribunale”.
 

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