Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

Bulletti leccesi "fritti" alla fermata dell'autobus

Tre minori, contando sulla propria prestanza fisica, si "divertivano" a incutere terrore ai coetanei nel ritorno da scuola a casa. Rovistando negli zaini, appropriandosene, minacciando anche botte

Una foto di repertorio della polizia durante un controllo nei pressi di una fermata dei bus, all'uscita da scuola.

LECCE - Si comincia da piccoli con atteggiamenti arroganti, si rischia di finire da adulti con un paio di manette ai polsi. Non che sia un assunto matematico, il carattere si plasma nel tempo, c'è chi si acqueta strada facendo, e poi è vero anche che la vita a volte riserva sorprese in grado di domare anche i caratteri più ribelli. Resta il fatto che il bullismo, usando un neologismo bruttino per definire un fenomeno che esiste da sempre, connaturato all'uomo, ma che forse si è iniziato a studiare un po' tardi sotto il profilo sociologico, è un problema che riemerge spesso nelle cronache.

Anche perché a casi sporadici di aggressioni più di stampo teppistico che altro, a volte se ne aggiungono alcuni continuati nel tempo, tali da assumere i connotati di un vero e proprio tormento fisico e psichico per chi, più introverso di natura, è costretto a subire in silenzio. Perché magari diventato bersaglio prediletto proprio per la sua incapacità di opporre una risposta alla violenza. E così doveva essere per diversi studenti leccesi che, sistematicamente, ogni giorno, sarebbero stati presi di mira da tre coetanei grandi e grossi, mentre, uscendo da scuola, si recavano verso l'autobus che li avrebbe ricondotti a casa. Contando sulla loro prestanza fisica, pare che i tre prepotenti, tutti al di sotto di 18 anni, si divertissero a incutere terrore, frugando negli zaini, se non addirittura appropriandosene, sedendosi sopra e magari sghignazzando di fronte all'imbarazzo dei più deboli. Anche perché, se qualcuno osava rispondere, le conseguenze potevano essere botte o ritorsioni persino peggiori.

Una situazione insopportabile e che di certo poteva durare in eterno. Le voci circolano, e alla fine qualche sussurro è arrivato presso la questura di Lecce, dove la questione è stata presa sul serio, così come deve essere, dai poliziotti della sezione reati contro la persona della squadra mobile, specializzati nel contrasto delle violenze sui minori. E così, è scattata la "retata": alcuni agenti si sono finti comuni viaggiatori sugli autobus cittadini segnalati e, lungo il tragitto che dall'uscita della scuola porta gli studenti a casa, hanno potuto assistere al comportamento violento di tre bulli verso alcuni loro coetanei. La tracotanza dei tre si è trasformata in un incubo, secondo quella che potrebbe essere definita una sorta di legge del contrappasso di dantesca memoria, quando i poliziotti hanno deciso di far finire la "festa" e invitarli a scendere dall'autobus per un viaggetto in questura. Sorpresa, sorpresa.


In ufficio il gruppetto di " bulli" è stato identificato. La dinamica è comune a quella di sempre, in questi casi: c'era un leader e due spalleggiatori, che sono stati affidati ai rispettivi genitori, convocati appositamente ed informati di quanto avvenuto. Il caso è ora diventato di competenza della procura della Repubblica presso il tribunale dei minori di Lecce, al quale sono demandate le opportune valutazioni. E la polizia, intanto, avvisa che continuerà a vigilare vicino alle scuole, nei giardini e alle fermate degli autobus, negli orari di entrata e uscita dalle lezioni, proprio per prevenire condotte simili. Bullo avvisato?

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