Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Buonerba, un conto svizzero ed ora ombre sul filobus

Le autorità elvetiche hanno bloccato un conto da 2 milioni di euro che sarebbe riconducibile all'ex consulente della Giunta Poli. E gli indagati sarebbero una decina. Ma l'inchiesta è ancora fumosa

LECCE - Bocche cucite, riserbo massimo, solo frammenti che emergono dalla nebbia di un'indagine che sembra ancora un puzzle nel quale posizionare ogni tassello al posto giusto. Per ora, solo risvolti, che vengono fuori lentamente e che comunque necessitano di conferme definitive: nell'ambito di un'intricata inchiesta, vi sarebbero almeno una decina di indagati, e fra questi, un nome che riecheggia fin dalla prima ora, è quello di Massimo Buonerba, docente universitario, ma anche consulente storico di Adriana Poli Bortone, all'epoca del suo mandato di sindaco.

Gusto per la cronaca: con l'amministrazione comunale ha avviato la sua collaborazione esterna nel giugno del 1998, rinnovato nel corso del secondo mandato, nel giugno del 2002 e durato fino alle soglie del 2007. Un volto più che noto, a Palazzo Carafa. Già sotto processo per il caso di via Brenta (rinvio a giudizio del 28 gennaio scorso per una presunta truffa milionaria) insieme ad ex amministratori, politici, imprenditori, ora, partendo proprio da lui, si dipana un nuovo filone, che arriva fino a Lugano, in Svizzera. Dov'è stato bloccato un conto, probabilmente a lui riconducibile, da 2 milioni di euro.

Le analisi della Procura di Lecce, condotte dal procuratore capo Cataldo Motta e dal sostituto Antonio De Donno, con delega al nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza, sulla scorta di una rogatoria internazionale, stanno cercando di fare chiarezza su molte cose. L'indagine, nel complesso, dovrebbe vertere su reati come il riciclaggio e la corruzione, anche se l'oggetto sotto la lente è ancora fumoso, almeno per i non addetti ai lavori. L'affaire via Brenta, ancora una volta, viene quasi spontaneo alla mente e vi sarebbero documenti inerenti proprio ai due palazzi, fra il materiale documentale sequestrato nel corso di una perquisizione in casa di Buonerba (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27422). Nulla di realmente nuovo.

E allora, dove potrebbe fare perno, questa nuova inchiesta? Il 7 giugno Buonerba dovrà trovarsi di fronte al gip Antonia Martalò. Forse, alcune risposte arriveranno da lì. Ma intanto, l'inchiesta si dirama, e raggiunge altre località italiane. Era già emerso il fatto che perquisizioni sarebbero avvenute anche a Perugia e Milano. Il capoluogo umbro, desta più di qualche interesse. Perché da qui, seguendo un ideale binario, si arriverebbe a toccare anche la spinosa questione del filobus leccese che ha stravolto la faccia di Lecce. Proprio lei, la metropolitana di superficie, per il momento ferma al palo.


Emergerebbe, infatti, in maniera però ancora da chiarire nei contorni, una consulenza riguardante progetti collegati proprio al sistema di trasporto pubblico della discordia. Un consulente esterno (anche stavolta), in particolare, proveniente dalla facoltà d'Ingegneria, che potrebbe avere molto da dire. Anche in questo caso, la finanza avrebbe fatto capolino, acquisendo documentazione. E che vi sia un collegamento fra Perugia e Milano, sull'asse che porta a Lecce, è presto detto. Basti pensare che l'umbra Imet rientra nel gruppo di imprese che vede capofila la lombarda Sirti, nell'appalto per la realizzazione del filobus. Il problema è capire se e come vicende come via Brenta e metropolitana di superficie s'intreccino e se veramente si possa vedere in quel conto bloccato dalle autorità elvetiche una sorta di minimo comun denominatore.

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