Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca

Cambi d'uso nel centro storico: rigettati i ricorsi di un gruppo di residenti

Il Tar ha confermato la corretta impostazione delle delibere del 2020 e del 2021 con cui l'amministrazione leccese ha regolamentato una questione rimasta a lungo in sospeso e foriera di un intenso contenzioso

LECCE - La prima sezione del Tar ha confermato la correttezza del provvedimento con cui l'amministrazione comunale consente nel centro storico e nell'ambito di interventi di restauro e di risanamento conservativo, il cambio d'uso all'interno della stessa categoria funzionale. La sentenza segue di quasi due mesi l'udienza pubblica.

Il provvedimento, redatto nell'alveo delle previsioni della  legge regionale del 2017, aveva prodotto la reazione di un gruppo di residenti nella parte antica della città che, rappresentati dall'avvocato Pietro Quinto, hanno presentato ricorso, temendo, in sostanza, la proliferazione di bar e ristoranti. Tecnicamente i ricorsi sono stati due: uno del "Comitato per la tutela del centro storico" e un altro per conto di circa 60 residenti (in sostanza, la stessa cosa). Entrambi sono stati ritenuti infondati e, dunque, rigettati.

Due le delibere di consiglio comunale - del gennaio del 2020 e del febbraio del 2021) che erano state impugnate: grazie ad esse un negozio di vicinato, per esempio, può somministrare cibi e bevande a condizione che si rispettino i requisiti igienico-sanitari previsti dalla normativa vigente. L'iniziativa del Comune di Lecce, del resto, è venuta dopo un lungo periodo di inerzia durante il quale era stata proprio la giustizia amministrativa, accogliendo tutti i ricorsi presentati, a consentire il cambio d'uso all'interno della stessa destinazione. 

Nel novembre del 2019 la Quarta Sezione del Consiglio di Stato aveva spiegato in una  sua ordinanza, a proposito della distinzione "tra somministrazione di alimenti e bevande e vendita di prodotti di gastronomia da parte di esercizi di vicinato" che “il tessuto commerciale della zona, per come evidenziato nella richiamata relazione della direzione 'Pianificazione e sviluppo del territorio', appare già connotato dalla presenza promiscua di esercizi dell’una e dell’altra tipologia, tanto da non rendere plausibile allo stato il paventato incremento di carico urbanistico”. 

Soddisfatta del tenore della sentenza l'assessora all'Urbanistica, Rita Miglietta: "Abbiamo sempre ribadito che la delibera non ha l'effetto di stravolgere le previsioni del Prg, di alterare gli equilibri del centro storico, di autorizzare dunque al suo interno nuove e generalizzate aperture di ristoranti o bar, né tantomeno di produrre una sanatoria. Al contrario, la delibera chiarisce gli spazi, i limiti e le condizioni, inderogabili, che possono consentire l'attività commerciale legata al food con il servizio di somministrazione: presenza di specifici requisiti igienico sanitari nei locali, con la netta distinzione tra fruitori e personale, specifica destinazione d'uso commerciale presistente".

L'esponente della giunta Salvemini si è detta perfettamente consapevole del fatto che possa essere una sola delibera a risolvere d'incanto i problemi del centro storico: "I disagi che inevitabilmente la pandemia ha causato, prima con prolungate chiusure forzate, e poi con gli incentivi nazionali sulle occupazioni di suolo pubblico, che hanno congelato il nostro regolamento suo dehors - che Lecce non ha mai avuto - devono trovare una sintesi nel rispetto delle regole, e garantire che il diritto allo spazio pubblico non sia negato da occupazioni non autorizzate, perché l'attività economica non può porsi in conflitto con ciò che rende il nostro centro storico unico: ricchezza e diffusione di beni monumentali, residenzialità e ospitalità". 

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