Cambio di gestione nella Rsa, anziani “dimenticati”: condannata la Asl

Il tribunale di Lecce mette un punto sulla vicenda iniziata 14 anni fa, imponendo all’azienda sanitaria il pagamento di 68mila euro nei riguardi della società che oggi gestisce la struttura

@TM News/Infophoto

LECCE - L’azienda sanitaria di Lecce è stata condannata al pagamento di circa 68mila euro, tra indennizzi, interessi e spese legali, nei confronti della società che gestisce una residenza sanitaria assistenziale per anziani nel Salento per una vicenda iniziata 14 anni fa.

A renderlo noto è l’associazione Codici Puglia che aveva intrapreso la battaglia legale e che, attraverso il suo coordinatore, l’avvocato Stefano Gallotta, ripercorre così le tappe principali: “Nel 2006, la Asl Lecce 1 aveva affidato ad una cooperativa sociale il servizio di assistenza sociosanitaria residenziale per 42 posti letto in una residenza protetta salentina. Nel maggio 2009, la società subentrante, che attualmente gestisce la struttura, ha comunicato all’azienda sanitaria l’imminente sfratto per morosità della cooperativa, invitandola più volte a adottare i provvedimenti necessari per tutelare gli anziani ospiti, senza però ricevere risposta. Pochi mesi dopo, a luglio, avviene lo sfratto e da quel momento inizia la disputa risolta in parte oggi dal Tribunale. La società che gestisce attualmente la struttura ha infatti continuato a garantire l’assistenza agli anziani, nonostante spettasse alla Asl Lecce 1 il compito di ricollocarli in un’altra Rsa, oltre che pagare la quota alla cooperativa subentrata, importo dovuto a titolo di ingiustificato arricchimento”.

A mettere un punto sulla storia ci ha pensato il Tribunale di Lecce nella sentenza con la quale ha stabilito che “non è revocabile in dubbio che l’Asl abbia fruito dell’accrescimento patrimoniale conseguente al mancato esborso delle quote di cui sarebbe stata gravata qualora i medesimi pazienti, all’indomani dello sfratto, fossero stati ricollocati in altra Rsa convenzionata come quella da cui provenivano; entrambe le suddette modifiche patrimoniali sono avvenute in assenza di causa giuridicamente significativa”.

Il ricorso è stato accolto però nella parte che riguarda il periodo fino a maggio 2010, quando arrivò la prima comunicazione con cui la Asl rifiutava la prestazione. Per questo, il legale ha annunciato il ricorso in appello: “Questa sentenza ci soddisfa solo parzialmente, nella parte in cui riconosce non solo la legittimità, ma anche il senso di responsabilità nell’operato della Rsa. Stiamo però presentando l’appello per le differenze indennitarie relative al periodo successivo al maggio 2010, a nostro avviso ingiustificatamente negate. Di certo la struttura, dinanzi all’inaccettabile silenzio dell’Ente, non avrebbe potuto mettere in strada gli anziani non autosufficienti o adottare provvedimenti lesivi della loro salute e dignità: ha fatto tutto ciò che era giusto fare, non solo dal punto di vista giuridico, ma anche etico. In questo periodo in cui si parla tanto dei contagi nelle strutture sociosanitarie è giusto rimarcare che ci sono tante Rsa che stanno operando e hanno sempre operato con grande senso di responsabilità e rispetto per gli ospiti”.

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