Cronaca

Duplice omicidio di Campi, gli arrestati si difendono "Non abbiamo partecipato al delitto"

"Non abbiamo partecipato all'omicidio, siamo arrivati sul posto quando i delitti erano già stati compiuti". Si sono difesi così questa mattina, nel carcere di Borgo San Nicola dove sono reclusi, Franz Occhineri e Francesco Cippone. Ma per gli inquirenti il loro ruolo sarebbe stato determinante

LECCE – “Non abbiamo partecipato all’omicidio, siamo arrivati sul posto quando i delitti erano già stati compiuti”. Si sono difesi così questa mattina, nel carcere di Borgo San Nicola dove sono reclusi, Franz Occhineri e Francesco Cippone. Arrestati lo scorso 14 settembre con l’accusa di concorso nel duplice omicidio di Luca Greco e Massimiliano Marino, i due uomini rispettivamente di 38 e 34 anni, scomparsi nel nulla il 12 marzo a Campi Salentina e poi ritrovati privi di vita in una cisterna, lo scorso 10 maggio. I due arrestati sono stati sentiti nel corso dell’interrogatorio di garanzia dinanzi al giudice delle indagini preliminari Cinzia Vergine, che ha emesso le ordinanze di custodia cautelare sulla base delle serrate e approfondite indagini svolte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, coordinati dal capitano Biagio Marro.

Secondo gli inquirenti Occhineri e Cippone avrebbero avuto un ruolo determinante nell’omicidio dei due amici, attendendo insieme a Mino Perrino (38 anni, di Campi Salentina, ritenuto il presunto responsabile del duplice omicidio) le due vittime. Le indagini coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe Capoccia hanno fatto luce su un duplice assassinio consumato con estrema ferocia e lucidità. A scatenare tutta la serie di crudeltà e tragiche conseguenze, sarebbero stati i pesanti apprezzamenti, a sfondo sessuale, rivolti da Marino alla compagna di Perrino. Greco, vittima delle circostanze, era soltanto un testimone scomodo, oltre che l’ex cognato di Perrino. Quest’ultimo, inoltre, era forse a conoscenza dei dissapori Marino e Perrino.

I presunti assassini avrebbe attirato le due vittime con la scusa di un caffè, convincendoli poi a seguirlo in una campagna vicina, di sua proprietà, per un "chiarimento". Lì, avrebbero esploso numerosi colpi di pistola, provocando la morte dei due. Un tranello ben architettato, nel quale è incappato, come detto, anche Greco, Attraverso l’ascolto di famigliari e conoscenti dei due scomparsi, l’analisi dei tabulati telefonici delle ore precedenti all’episodio, l’attenzione degli investigatori si è subito concentrata su Mino Perrino, e su un altro individuo, a causa dei frequenti contatti, sia dal vivo, sia al cellulare.

L’ultimo dei quali avvenuto proprio in quel pomeriggio di marzo. Un’amicizia, quella fra Perrino e Marino, confermata dallo stesso testimone. I tabulati telefonici hanno permesso di chiarire l’anomalia di traffico sui cellulari di Occhineri, Cippone e Perrino. Un buco temporale di due ore balzato agli occhi degli investigatori, insospettiti da quegli apparecchi improvvisamente staccati proprio nei momenti in cui Greco e Marino stavano perdendo la vita. L’attività di indagine è stata anche supportata da una novità: l’esame del tracciato del sistema satellitare, installato sull’auto di Occhineri. Dispositivo che ha segnalato agli inquirenti ogni spostamento del veicolo tenuto sotto osservazione. Un groviglio di tasselli che hanno cominciato a incastrarsi, indizio dopo indizio, anche grazie ai colloqui di Luigi Tasco, il quarto coinvolto in questa vicenda, attualmente detenuto nel carcere di Borgo San Nicola.

Diversa la posizione di Occhineri e Cippone, che hanno spiegato di aver aiutato Perrino solo ad occultare i due cadaveri. Una tesi che secondo il legali dei due, gli avvocati Antonio Savoia e Paolo Maci, sarebbe assolutamente compatibile e corroborata dai rilievi tecnici e dalle dichiarazioni delle altre persone coinvolte nel duplice delitto. I due penalisti stanno valutando la possibilità di presentare appello davanti al Tribunale del riesame.

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